In questo mese di maggio 2015 iniziano le manifestazioni a ricordo dell’evento determinante per il secolo scorso, la Prima guerra mondiale. Anche il CAI ricorda quest’anniversario con iniziative diverse: dalle pubblicazioni editoriali all’organizzazione di escursioni sui luoghi teatro di quella terribile carneficina che, oltre a portare lutti e disagi, fu anticipo di altrettanti nefasti eventi. Non potremmo d’altra parte non ricordare un evento che così da vicino coinvolse uomini legati al nostro Sodalizio, il Club stesso, le nostre famiglie e, per molti, anche i territori di residenza. Lascio ad altri l’avvio della trattazione dei fatti ai quali è dedicato questo numero di Montagne 360. Voglio invece qui richiamare i temi attuali che coinvolgono e coinvolgeranno il nostro Sodalizio nei prossimi mesi sino alla celebrazione del 100° Congresso del CAI dedicato a: “Quale volontariato per il CAI del futuro”.

Nel corso degli ultimi decenni la società ha subìto trasformazioni radicali che, specialmente in questi ultimi anni, hanno portato ad accelerazioni impensabili e certamente non prevedibili. La società digitale con tutte le sue articolazioni e la crisi economica che oramai dal 2008 condiziona il nostro agire, convivono con noi modificando il nostro vivere quotidiano spesso in modo a noi quasi inconsapevole. Gli stessi valori ai quali facciamo costante riferimento, non sono cambiati nei principi ma oggi li proponiamo all’interno di scenari diversi. Per restare fedeli alle motivazioni statutarie, che sono ancora attuali nei loro principi, e non incorrere nel rischio latente di museificazione della nostra Associazione s’impone una rivisitazione anche coraggiosa del CAI. Ma cambiare non è semplice. Ci è stato lasciato un imponente patrimonio culturale e tecnico costruito in oltre un secolo e mezzo, un patrimonio il cui valore è riconosciuto da tutti: noi non possiamo vivere logorandolo o peggio senza operare perché esso non solo conservi il proprio valore, ma che costantemente rafforzato sia la base su cui costruire il CAI di domani. Chi ha operato prima di noi ci ha lasciato questa grande eredità costruita superando difficoltà spesso ben più gravi di quelle attuali, certo allora disponevano di tempi più lunghi per adeguare attività e proposte alle esigenze che col passare degli anni mutavano e necessitavano di rinnovamento. Oggi non sono più cosi!  La necessità del cambiamento non riguarda solo il rapporto e le proposte dirette al mondo giovanile che tuttavia resta il giacimento più importante cui trasmettere le nostre motivazioni e per garantire il futuro dell’Associazione, ma è ampia e generale.  Non intendo ora fare l’elenco degli argomenti che saranno portati in discussione in sede congressuale, c’è chi ci sta lavorando e mi auguro che ci si possa avvalere del più ampio contributo da parte di chi opera nel Sodalizio.

I risultati del 100° Congresso devono scaturire dal sincero e libero confronto di visioni quasi certamente diverse ma tutte frutto di approfondimenti e confronti. Il CAI del futuro non vuole né deve essere qualcosa calato dall’alto, non è così che funziona. Faccio appello affinché nei territori i Gruppi Regionali, con le loro articolazioni, e le Sezioni valutino e condividano sia le necessità e le difficoltà sino a oggi riscontrate, sia le esperienze già positivamente sperimentate. Contiamo anche sull’apporto di Soci che portino esperienze vissute anche in altre strutture del Volontariato sociale. Durante i miei incontri con le Sezioni nelle diverse regioni, ricordo spesso che il CAI si “realizza” soprattutto nelle tante attività che ciascuna di esse organizza. Certo esiste anche il “CAI in via Petrella a Milano” ma l’operatività della Sede centrale è a supporto di quella svolta dalle nostre articolazioni più vive che sono le Sezioni e gli Organi tecnici. Affermarlo sembra un’ovvietà perché dovrebbe essere noto a tutti i Soci, ma non è sempre così.  A volte si è portati a considerare la Sede Centrale un pesante e farraginoso meccanismo anziché un facilitatore delle tante attività del territorio. Questa è la critica che spesso si muove alle tecnostrutture centrali di molte Associazioni tipo la nostra, per lo più dovuta a una superficiale conoscenza dell’operatività e delle difficoltà, anche normative, che si frappongono allo svolgimento del lavoro quotidiano.  E’ comunque costante l’impegno di rendere sempre più efficiente il supporto che la Sede centrale offre e che potrà in futuro offrire. Se potessimo per esempio mettere in rete le eccellenze che si realizzano nel territorio, avremo contribuito significativamente a proporre innovazione organizzativa già confortata dall’esperienza testata. Non basta saper fare, serve anche far sapere, sia al nostro interno, sia alla società nella quale operiamo, un mondo esterno al quale talvolta sembra vogliamo “occultare” il nostro fare.

Infine, perché un congresso incentrato sul “volontariato”? Perché l’attività sociale già oggi vive delle difficoltà, anche per crisi vocazionale. La disponibilità di tempo libero in futuro sarà inesorabilmente ridimensionata. Quanto ridimensionata? Una previsione esatta è difficile. L’innalzamento dell’età pensionabile, la diversa organizzazione del mondo del lavoro e di altri aspetti della vita non sono variabili indipendenti né ininfluenti rispetto alla futura disponibilità di tempo, né di quella attuale. La mutazione dei tempi mostra segni evidenti che non c’è consentito ignorare. Forse né uscirà un Club alpino un po’ diverso dalla nostra concezione abituale, ma sarà ancora una valida proposta per una società in cui i nostri valori troveranno comunque un posto degno del nostro passato. Non ci sono consentiti rinvii sono dati a noi ora l’opportunità e il dovere di operare perché ciò avvenga. Excelsior!

Umberto Martini
Presidente generale CAI