Punto principale, riavvicinare i giovani (20 -35 anni), tanti sono i ragazzi che trovo in montagna ma pochi nelle sezioni, nello scambio di battute qualcosa usciva fuori ma si era li per divertirsi e non  per  risolvere problemi. Quindi quale cosa migliore se non sentire i loro pareri , seduti  intorno a un tavolo.

Dire “la porta è aperta a tutti”non serve a niente, se poi non viene seguita dai fatti e i fatti sono di coinvolgere i ragazzi  e sentire i loro pareri, le critiche , cosa ne pensano , sentire le proposte però non bisogna aspettare che si apra la porta ma bisogna cercarli e invitarli di persona che essi siano o non siano iscritti al  Cai , che essi siano o non della stessa sezione.

E quando le proposte arrivano e  le idee fioriscono bisogna avere il coraggio di agire di conseguenza cercando di scendere dal piedestallo  e non pensare di avere la verità in tasca solo perché si hanno i capelli bianchi e un’età veneranda.

Se stimolati sui propri terreni  ( freeride soprattutto, ma anche sci alpinismo veloce, )i ragazzi rispondono con loro iniziative, proposte che toccano anche la sicurezza e non solo il divertimento, certo oggi i canali sono diversi dai nostri, il web, il cellulare, la fanno da padroni, i forum dove si confrontano e si scambiano idee sulle montagne, il Cai deve evolversi anche in questo, con siti più aggiornati ma soprattutto più aperti e non avere il timore di chissà “ cosa verrà scritto se lasciamo che la chiave possa averla uno di loro”.

Qualcosa si è mosso, belle serate con il pienone, esposizioni di materiali, guide che si sono prestate gratuitamente, due ragazzi nel consiglio, ma è ancora poco, troppo poco perche i ragazzi scivolano via come la sabbia dalle dita, è il gruppo che bisogna ricreare che esso sia fisico con la presenza in sezione oppure virtuale  nel mondo dei  cellulari. Perché ribadisco loro in montagna ci vanno e fanno anche delle belle cose.

Altro punto: mi sono domandato, a cosa servono 500 soci se poi immancabilmente in sezioni si vedono 7 persone sempre più o meno  le stesse con un età media ( ma non serve tanto lo si capisce), “ eh, fa da lustro negli incontri ecc.” “ soldi che  servono per il rifugio” ecc.

Io penso che abbiamo abituato il socio ad essere iscritto più che al club alpino (dove ci si dovrebbe organizzare tutti insieme per andare in montagna)  ad una agenzia di viaggi dove tutto è programmato basta avere l’opuscolo dove scegliere la gita, trovarsi alla data e all’ora nel posto di ritrovo , pagare e andare. Cosa c’è di più semplice di questo quando tutto è organizzato, si vuole andare all’estero e andiamo all’estero spendo la metà dell’agenzia stessa e magari sono trattato meglio, poi  se magari il viaggio ha qualche attinenza con la montagna meglio ancora.

Perché io socio devo sbattermi andare in sezione ecc, quando ho tutto pronto, anzi mi organizzano le cene di fine gite e anche la serata di foto senza che io muova un dito.

Quello che ho detto per i ragazzi vale soprattutto anche per gli altri soci, riportarli in sezione per parlare delle gite che si vogliono fare, sentire i loro pensieri far ritornare la sede luogo di ritrovo e discussione ed anche luogo di evento. Ricominciare dai soci più vicini a chiedere loro di venire in sede, dobbiamo far ritornare la sede un via vai di persone che dopo un evento ritornano. Basta organizzare eventi su eventi per avere sempre i soliti assenti, questo non solo per ridare forza all’attività in generale ma i capelli bianchi avanzano e bisogna trovare il ricambio generazionale, pena la chiusura di tutto.

Altro punto:  rapporti scuola nazionale –sezioni;  magari non diretto come i precedenti  ma essenziale per avere il collegamento prima e dopo la partecipazione ai corsi degli iscritti divenuti soci  e poi allievi.

Se l’iscrizione avviene per canali esterni alla sede, a maggior ragione l’istruttore e la scuola devono tenersi il nuovo socio allievo, deve essere coinvolto introdotto nella vita di sezione attraverso le attività.

Devono essere gli istruttori i primi a ritornare a fare vita di sezione e la scuola stessa ad essere funzione della sezione, se la sezione chiede perché ha bisogno di persone preparate, la scuola deve dare, ha il personale giusto per coprire gli eventi richiesti.

Avere organici fatti solo di numeri ed avere sempre i soliti che sempre si prestano altrimenti tutto si ferma non serve a nulla, allora avere il coraggio di fermarsi lasciare a casa chi si deve e ricominciare;  con numeri bassi, fa niente ma bisogna invertire la rotta.

Questo è quanto penso e cercato di mettere in atto  in questi ultimi anni di riavvicinamento alla sezione ora che  sono in pensione.

Cordialmente

Guido Mazzucchelli

Sez.Gravellona Toce

INSA della scuola interiezionale Moriggia e Lanza