Nella società Italiana  circa il 12% della popolazione (6,63 milioni di persone dati ISTAT) presta la propria  opera volontaria alle cause  e con le modalità economico/organizzative più svariate, il cui unico denominatore comune è la propria opera prestata volontariamente. Anche i regimi economici in cui operano i volontari sono infiniti, nessun rimborso (costi a carico del volontario), vantaggi nei servizi associativi, rimborsi a piè di lista, rimborsi forfettari, corresponsione della mancata retribuzione ecc. Anche concettualmente la figura del volontario è poco nitida, chi la confonde con il dilettantismo, chi con l'assistenzialismo/soccorso, chi con la promozione sociale ecc. poichè ciascuno fatica ad uscire dalla sua particolare esperienza di volontariato, per vederlo nel suo insieme.  Il CAI non fà eccezione quindi vale la pena cercare di sfatare quelle credenze sul volontariato che rischiano di falsare il dibattito sia sul volontariato attuale che su quello futuro. 

  • Il volontario non è retribuito :  non è vero. Anche nel CAI in alcuni casi il soccorso prevede il rimborso della mancata retribuzione per gli operatori volontari che devono abbandonare il lavoro per l'urgenza degli interventi o forme di retribuzione per i volontari che operano nelle segreterie o soci in condizione professionale a cui viene pagata la parcella ecc.
  • Il volontario è un dilettante, quindi la sua opera è meno qualificata del suo omologo professionista: non è vero. Dipende dalla persona; sia professionista o volontario la sua qualificazione dipende dalla sua intelligenza e dal suo impegno e può essere distinta caso per caso (la maggior parte sia dei volontari che dei professionisti è a livelli mediocri  ed autoreferenziali, solo pochi si distinguono per l'eccezionalità delle loro competenze e non se lo dicono da soli)
  • Se sono un volontario la mia opera finisce quando non ne ho più voglia. Non è ammissibile. Quando un volontario ha preso un impegno  lo deve portare a compimento tal quale un professionista serio (anche i pocho seri sono tanti) . Solo dopo può volontariamente ritirarsi, in caso contrario può creare danni importanti agli altri (vedi chi presta soccorso, ma anche chi accompagna escursioni, chi mette in sicurezza sentieri, rifugi, ferrate  o chi aggiorna le informazioni o l'archivio soci ecc.)
  • Il volontario ha meno responsabilità rispetto alle conseguenze di quello che fà: non è vero. La responsabilità è un fatto personale dipendente dal proprio livello di competenza sia per il volontario che per il professionista. Il nostro sistema purtroppo misura le competenze in base ai titoli od ai gradi gerarchici, piuttosto che alle attività svolte con successo, ma questo vale per il professionismo come per il volontariato.

Altri luoghi comuni fanno parte della nostra cultura ed un esame più approfondito esula dalle mie possibilità, ma una cosa è certa: non esisterà alcun efficace volontariato futuro se non cambiamo mentalità su quello presente che è molto annacquato, inoltre, ogni cambio di mentalità nel CAI richiede decenni. In ogni caso " chi ben comincia è già a metà dell'opera" per ciò auguri al Gruppo di Lavoro del Congresso.