Colgo l’invito indirizzato ai soci e alle sezioni a contribuire al dibattito sul tema del volontariato di domani (vedi l’articolo “100° CONGRESSO NAZIONALE – Quale volontariato per il CAI di domani”), prendendo lo spunto da un’iniziativa recente che ha avuto successo grazie alla collaborazione di varie associazioni e di alcuni Comuni e al sostegno economico della Regione Veneto; sto parlando del “Cammino del Centenario” 2015 (vedi MONTAGNE 360 – maggio 2015).

Tutto è iniziato sabato 4 luglio, davanti al Sacrario militare di Asiago (VI), in cui sono custodite le spoglie di oltre 50.000 caduti della Grande Guerra, e tutto si è concluso domenica 19 luglio a Rocca Piétore (BL), ai piedi della Marmolada, così come previsto dal programma che è stato realizzato in tutte le sue parti, grazie anche all’andamento climatico particolarmente favorevole; ed è giusto specificare che si è trattato del “Cammino del Centenario” 2015, perché si spera che l’iniziativa sarà ripetuta, se non tutta, almeno in parte, nei prossimi tre anni dedicati a commemorare la Grande Guerra.

Lo ammetto, non è stato facile per i soci della Sezione del C.A.I. e del CTG di Belluno, dei Gruppi Alpini di Belluno e per i dirigenti del C.A.I. Veneto, mettere in piedi prima e portare a compimento poi, un’iniziativa che si sviluppa attraverso dieci visite a luoghi significativi della Grande Guerra ma distanti tra loro decine di chilometri e dotati di avvicinamenti stradali disagiati; oggi possiamo dire che ce l’abbiamo fatta, perché siamo riusciti a mettere assieme persone che sanno portare la gente in montagna, a visitare i luoghi in cui sono accadute le cose (C.A.I.), e persone capaci di offrire servizi essenziali, come i trasporti e l’accoglienza (A.N.A.). Abbiamo fatto emergere i tanti interessi che accomunano il C.A.I., l’A.N.A., il C.T.G., altre associazioni di volontari e i Comuni di Asiago (VI), di Bieno (TN), di La Valle Agordina (BL) e di Rocca Piétore (BL) e abbiamo sfruttato al meglio le capacità di ognuno, facendo sì che le diversità, che contraddistinguono le varie associazioni e istituzioni, diventassero dei punti di forza, anziché degli ostacoli: diversi ma collaborativi.

Grazie a questa collaborazione, la partecipazione al “Cammino del Centenario” 2015 è stata in alcuni casi sorprendente, non c’è aggettivo migliore, perché portare sul Monte Ortigara 40 persone a piedi, partendo dal Bivio Scoglio Bianco (6km da Asiago), dopo avere organizzato un servizio di navetta, non è un’impresa che si possa ripetere tutti i giorni. Se poi, sulla cima del monte, trovi ad aspettare il Presidente Nazionale del C.A.I. Umberto Martini che partecipa alla deposizione delle corone davanti al Cippo Austriaco e a quello Italiano, il coro C.A.I. di Belluno che canta le canzoni alpine e i gagliardetti di numerosi Gruppi Alpini, beh, direi che ci si può ritenere soddisfatti!

Così come non è impresa da tutti i giorni portare 44 persone sulla cima aguzza del Monte Cauriòl, lungo il sentiero che sale dritto per la linea di massima pendenza, così come fecero gli Alpini del Battaglione Feltre, quando la conquistarono la sera del 27 agosto del 1916. E anche in questo caso, ma sarebbe più corretto dire: soprattutto in questo caso, si è rivelata determinante la collaborazione tra le sezioni del C.A.I. e il Gruppo Alpini di Caorìa (TN).

Le altre visite hanno avuto dai 10 ai 30 partecipanti, ma la giornata conclusiva è stata davvero superlativa: due gruppi sono partiti da Passo San Pellegrino, uno era composto di una quindicina di persone e si è avvalso della collaborazione preziosa e gratuita di Livio Defrancesco, colui che di recente ha trovato tra le rocce del Costabella lo scheletro di un Alpino, e assieme hanno visitato le opere militari italiane e austriache che gravitano sul passo. L’altro gruppo era composto di una trentina di persone, ha scavalcato il Passo di Forca Rossa e da qui è sceso nel fondovalle della Val Pettorina, ai piedi della Marmolada. A Forca Rossa si è aggregato un gruppo del C.A.I. di Cittadella (PD) e, a metà della discesa, in località Franzedàs, si è aggiunto anche un gruppo di soci del C.A.I. di Bologna e del Gruppo Alpini di Ozzano dell’Emilia (BO). In Val Pettorina si sono aggregati gli Alpini e i muli del Gruppo Salmerie di Vittorio Veneto (TV); morale: siamo arrivati a Malga Ciapèla in 85, cose mai viste da queste parti! Ma non è finita, perché a Malga Ciapèla si sono aggregati altri gruppi alpini, assieme ai dirigenti della Sezione Alpini di Belluno, alle autorità locali e al corpo bandistico di Sedico (BL). Poi il già lungo corteo si è addentrato nello stretto e profondo canyon dei Serrai di Sottoguda e a questo punto non è stato più possibile tenere il conto dei partecipanti, perché chi incontravamo lungo il cammino si aggregava al corteo, attratto dalla banda che suonava le canzoni alpine e dal passo ritmato dei muli che facevano rimbombare le pareti del canyon, tutte cose che mandavano letteralmente in visibilio i bambini e i Veci Alpin. L’arrivo del corteo nel piccolo paese di Sottoguda, frazione del Comune di Rocca Piétore, è stato a dir poco emozionante: residenti e turisti, ignari di ciò che stava accadendo, si affacciavano ai balconi e applaudivano, altri scendevano in strada e si congratulavano col Sindaco e col capo del Gruppo Alpini di Rocca Piétore che faceva da apripista con passo e portamento marziali. Ecco perché mi auguro che l’iniziativa abbia un seguito, perché è davvero un piacere vedere quanto entusiasmo e quanta emozione suscitano queste manifestazioni, tra la gente che frequenta o che abita la montagna e ne custodisce le tradizioni. Abbiamo avuto la conferma di ciò ovunque, ma l’accoglienza riservataci a Rocca Piétore e a La Valle Agordina, piccoli Comuni di montagna dove, a parte le frane e le alluvioni, non accade mai nulla di nuovo, è stata quasi commovente, grazie alla partecipazione davvero sentita e per nulla formale del C.A.I. di Agordo, degli Alpini, dei Sindaci, degli impiegati comunali e dei residenti. Forse non avremo sempre rispettato rigorosamente le norme di partecipazione alle attività C.A.I., ma vorrei sapere chi avrebbe avuto il coraggio di allontanare dal corteo le persone che spontaneamente si aggregavano, mano a mano che percorrevamo i Serrai di Sottoguda! Forte di questa esperienza, mi sento di dire che l’accompagnamento C.A.I. va sburocratizzato, se non vogliamo continuare a registrare numeri negativi nella lista degli iscritti.

CONCLUSIONI

Da questa iniziativa si possono trarre molti insegnamenti, il principale è che la collaborazione tra le due grandi associazioni C.A.I. e A.N.A., e tra queste due e i Comuni e le altre associazioni di volontari, dovrebbe diventare una sana abitudine da sviluppare, non da avvilire con argomentazioni burocratiche o campanilistiche che non possono e non devono trovare applicazione nel mondo del volontariato, se davvero vogliamo che questo mondo sopravviva. Certo, un mondo fatto di soli professionisti potrà essere più efficiente di un mondo fatto di volontari, ma non sarà mai altrettanto partecipativo, spontaneo, disinteressato, festante e pronto a soddisfare le necessità o le richieste di ricchi e di poveri, di tanti o di pochi che siano. E bisognerà innanzitutto distinguere tra volontariato e professione, perché non è possibile parificare, specie sul piano della responsabilità, l’operatore volontario, sia pure titolato, al professionista che svolge a pagamento la stessa attività dei volontari, pena il progressivo allontanamento di questi ultimi dalle attività che comportano un rischio civile o addirittura penale. Si potranno fissare dei paletti, entro i quali i volontari che si prestano all’accompagnamento potranno operare serenamente, senza entrare in conflitto coi professionisti e soprattutto senza correre il rischio di essere inquisiti a causa di un incidente provocato da un sasso caduto dalla montagna!

Ho detto poc’anzi che la collaborazione tra C.A.I. e A.N.A. dovrebbe diventare una sana abitudine … a fare cosa?

Ora parlo del C.A.I., l’associazione a cui sono iscritto da quarantasei anni e che conosco meglio. Il C.A.I. ha al suo interno le capacità intellettuali, organizzative e materiali, necessarie per ampliare il suo mandato che è portare la gente in montagna, la novità è che oggi il C.A.I. è in grado di portare la gente in montagna a fare qualcosa, che potrebbe essere una ricerca storica, o fotografica, o geologica, o naturalistica, ma non si può pretendere che lo storico, il medico, il professionista che si presta a fare gratuitamente queste cose si sottoponga alla lunga trafila di corsi e di esami, necessari per diventare accompagnatore patentato, oppure costringerlo ad accettare la presenza di un accompagnatore titolato che gli dice se una cosa si può fare oppure no, come se il buonsenso non esistesse più a questo mondo. Viene da chiedersi cosa ci si guadagna a mettere in piedi una struttura di sovrastrutture di questo tipo, o peggio chi ci guadagna? Tutti noi sappiamo quanto sia bello e importante andare nei luoghi per vedere le cose e magari riuscire a toccarle, perché, se è vero che i libri sono indispensabili per capire le cose, è anche vero che non riescono a trasmettere le sensazioni che si provano a entrare in contatto visivo e tattile coi monumenti dell’antichità e delle opere d’arte, oppure a camminare sui sentieri della Grande Guerra, a entrare nelle gallerie e nelle trincee. Lo dico spesso perché lo penso davvero: è importante visitare i luoghi, perché a volte sono gli unici testimoni e protagonisti rimasti.

Questo potrebbe essere il nuovo mandato del C.A.I: portare la gente in montagna a fare qualcosa, e dobbiamo anche decidere cosa si può fare, perché se sullo stesso sentiero possono incrociare due gruppi del C.A.I., uno di bambini e uno di ciclisti, è molto probabile che nasca lo scontro, prima tra i due accompagnatori e poi all’interno dello stesso C.A.I.. Non è certo auspicabile che sia il magistrato, magari in seguito a un grave incidente, a decidere per noi 300.000 e passa iscritti al C.A.I. cosa possiamo fare sui sentieri di montagna e cosa non dobbiamo fare.

Roberto Mezzacasa