Comunicazione e diffusione d’informazioni nel nostro sodalizio sono ancora organizzate in modo piramidale e non a rete come una società volente o nolente globalizzata. Ciò ingenera spesso una carenza che immediatamente è colmata dalla personale interpretazione.

Dovremmo almeno essere convergenti sul concetto di volontario/volontariato nel club e non tanto sui significati dei termini; volontario colui che presta liberamente tempo e capacità al di fuori dei propri obblighi e adempimenti, e volontariato azione gratuita priva di vantaggi tantomeno economici.

Il socio è un volontario che svolge volontariato poiché aderisce volontariamente al club prestando gratuitamente tempo e capacità allo scopo statutario del sodalizio, quello dell’articolo 1 dello statuto articolo “l’alpinismo in ogni sua forma”.

Si ingenera di conseguenza che noi siamo un club senza socialità, ovvero l’attività sociale statutaria è del singolo. Le azione di gestione del club sono invece il luogo di confronto e socializzazione: il momento del tesseramento, consigli, comitati, manutenzioni e cene sociali fanno incontrare ed interagire i soci, generano e promuovono a loro volta altre occasioni e attività di socializzazione. Queste non sono alpinismo, non sono attività da oggetto sociale ma sicuramente sociali e socializanti.

Volendo svincolarmi da norme e regolamentazione, pensando che la massima liberta, soprattutto di fare alpinismo in ogni forma, si ottiene soprattutto con la minima legiferazione dovremmo concordare che tutta questa azione sia secondaria ma statutaria e di conseguenza svolta da volontari in regime di volontariato.

A questo punto si deve eliminare ogni possibile forma di discriminazione, non devono esistere valutazioni, qualità e/o quantità di azione volontaria prestata dal singolo è equivalente a ogni altra.

Questo a mio giudizio dovrebbe essere la base del club di oggi per costruire quello di domani; ma dobbiamo aquisire e fara acquisire a gran parte dei soci alcune metodologie, prima fra tutte quella di comunicare in forma di rete, ma è indspensabile imparare a valutare le capacità dei soci, per scegliere, affidare o richiedere attività ottenedo risultati.

Fino ad ora purtroppo ha collezionato molte esperenze dirette negative in cui nemmeno la competenza poteva venir valutata, ma la semplice presenza di un attestato rendeva valido e abile quel personaggio salvo poi non ottenere risultati o rientrare in negativo e vedersi sventolare la bandiera del professionista.

Questo a conferma della mia ferma convinzione che siamo ben lomtani da potere accantonare il volontariato per premiare nepotismo, ops ….. professionismo.