Come prima riflessione mi sento di affermare che è stato un errore non coinvolgere un CAI della sardegna nella preparazione deidocumenti per il 100° congresso nazionale; non certo per campanilismo, ma perchè la sardegna è una Regione a Statuto Speciale, cui la Costituzione garantisce capacità legislativa in materia di Montagna, valorizzazione e tutela ambientale, Sentieristaica, parchi regionali e nazionali, Volontariato. Iniziative e proposte sono in corso, in capo a gruppi di Consiglieri Regionali e la Delegazione regionale CAI ne segue con molta attenzione l'evoluzione concreta ed eventuali sviluppi nei passaggi in Consiglio regionale. 

Tra i temi funzionali sottolineati nel documento " Il volontariato  nel CAI di domani ha gli ideali dei Padri fondatori e l'energia delle nuove generazioni",  ho intravvisto la volontà di snellire regole, meccanismi, procedure di approvazione, burocrazie centrali e territoriali, che non può che essere incoraggiata attraverso proposte concrete da approvare in tempi certi. Il CAI ha percorso, dalla sua istituzione, diversi passaggi storici, che via via ne hanno accentuato, s,i il carattee volontario, accresciuto la passione personale e collettiva, ma anche rafforzato nodi di lacci e lacciuoli che ne impediscono la sua adeguatezza alla flessibilità e alla rapidità della società di oggi. 

L'Europa avanza,con i suoi pregi e difetti, ancor nelle giornate odierne, con le sue accelerazioni e le sue frenate; ma avanza. Il CAI è rimasto un sodalizio strettamente confinato dentro la muraglia nazionale, con le norme e le strutture organizzative esclusivamente orientate alla visione dei suoi mitici 150 anni, ripercorrendo, nella distribuzione territoriale, lo schema istituzionale prefascista e repubblicano: Centro, Regioni, Province o anche Comuni ( Gruppi locali). Mi pare sia giunto il momento di dare una sterzata, forse epocale per il CAI. Pensare Europa: normative comunitarie quadro, unificazione di procedure per la montagna, interscambi continui formativi e informativi, organismi europei.. Tutto da studiare ma da fare.... piccoli accorgimenti per modifiche nel nostro cortile di casa nno produrrebbero l'effeto giusto in un'epoca in cui la mobilità delle persone è straordinaria e la volontà di essere europei cresce, soprattutto nelle nuove generazioni, di giorno in giorno. D'altronde se la proposta non parte dall'Italia, non parte. C'è in altra pagina del programma del congresso, il contributo riguardante la Fondazone Europea; non è sufficiente. Così come viene proposta si sofferma solo su questioni di ordine economico e sulla capacità di mettere in campo nuove sorgenti di finanziamento. Ma il CLUB ALPINO, come diciamo, è cuore e passione, poi anche finanziamenti e organizzazione. Quindi vorrei che dal 100° congresso partisse il grande sentiero EUROPA, guardando oltre i nostri confini, stabilendo, step by step, passaggi precisi sino alla meta finale: essere EUROPA, con norme unificate per l' approccio alla montagna. Approverebbe anche il super nazionalista Quintino Sella !

A seguire  un moderno e attuale rapporto "GLOCAL", devono essere ridisegnati i poteri della organizzazione regionale: per la formazione, le procedure, le intese istituzionali, la sentieristica, il brand. Regioni ed Europa: la frontiera del CAI del futuro; anzi del CAI di oggi.

A nessuno può sfuggire la inadeguatezza dell'organizzazione sezionale chenon potrà rispondere più a criteri di efficacia e di efficienza. Certo accoglie le iscrizioni; ma, cavolo, possono tranquillmente essere fatte on-line; mentre la formazione dei titolati e degli specialistici dovrà trovare una dimensione più ampia, a livello regionale. last but not least: il capitolo Comuicazione e Stampa. Anche in funzione della comunicazione interna e generale, va data una dimensione nuova, capillare, alla informazione.: Siti web, socia network, stampa...o restiamo indietro e in splendido isolamento. Ciò appunto che non vogliamo.   

Slo qualche idea... severrà offerta l'opportunità, approfondiremo.

1 settembre 2015     Nuoro.            Matteo Marteddu.