VOLONTARIATO: UN BENE PREZIOSO DA TUTELARE. settembre 2015

 

Ho letto con interesse le relazioni dei gruppi di lavoro ed i vari contributi.

Sono stati toccati tutti i temi, con grande competenza.

Il 5 dicembre è stata proclamata giornata nazionale del volontariato. Da sempre questa realtà ha costituito una pietra miliare nel sistema del nostro Paese. La tradizione volontaristica di Associazioni e realtà non profit è forte e radicata con ricchezza progettuale, con capacità di leggere le esigenze del territorio e di costruire un dialogo vero fra le istituzioni.

Ho conosciuto persone splendide che per decenni hanno dedicato tutto il loro tempo libero in attività volontaristiche condividendo anche con i familiari questi ideali. Da questi ho imparato molto, mi hanno arricchita interiormente. Come molti altri aspetti, facendo un'analisi dell'impegno nel sociale, pur non essendo una regola, è facile dedurre che anche questa inclinazione è ereditaria: fa del volontariato chi ha genitori o parenti prossimi che hanno percorso questa strada. A significare che anche in questo caso l'esempio è fondamentale.

Purtroppo anche in tempi recenti il volontariato è stato talvolta svilito. Abbiamo assistito ad un proliferare di ONLUS con i più svariati obiettivi: benemerite Associazioni che si sono poi rivelate veicoli per arricchire ideatori ed operatori. In altri casi, l’opera svolta nell’ambito di realtà non profit viene remunerata come normale attività lavorativa. Taluni invece tendono a mettere in primo piano la propria visibilità, l’ambizione, gli interessi e tornaconto personali, trasformandosi in arrampicatori sociali attraverso l’alibi della disponibilità. In questo modo si perdono di vista le reali finalità a sfavore delle Associazioni “vere”.

Il vero volontariato - e per fortuna ne abbiamo ancora molto, ed io ho sempre additato quale esempio gli operatori nell’ambito del C. A. I. – è volto soltanto al prossimo, viene praticato annullando qualsiasi interesse personale sacrificando, se necessario, anche sicurezze ed ambizioni. Non mancherà la fatica, qualche delusione ma è questa la via da perseguire con entusiasmo e coraggio per riuscire a dare risposte concrete ed adeguate a chi ci sta intorno ed al territorio, riuscendo anche a provare la felicità vera, perché condivisa. Oggi più che mai, considerata l'epocale trasformazione del tessuto sociale , abbiamo bisogno che i giovani si avvicinino al Sodalizio. Spetta a noi preparare loro il terreno adatto, rispondendo ai loro stimoli, alle loro iniziative e proposte affinchè l' esperienza associativa possa divenire luogo di crescita, di relazioni umane, opportunità per confrontarsi con un mondo nuovo, per valorizzare i propri talenti, offrire nuove emozioni, un’esperienza formativa, talvolta divertente.

Non posso condividere le proposte di chi richiede una preparazione specifica al Presidente di Sezione. Nelle piccole Sezioni già è molto difficile trovare persone disposte ad entrare nel CD, spesso a causa della burocrazia e delle responsabilità talvolta non tutelate. Dobbiamo dar loro la possibilità di lavorare concretamente per perseguire obiettivi prestabiliti. So che sarà difficile, ma per aiutarli, il C. A. I. dovrebbe essere sburocratizzato e semplificato, almeno per quanto riguarda le piccole realtà.

Il mio modesto intervento non ha alcuna pretesa ma vuol essere semplicemente una riflessione sulle peculiarità-C.A.I. di un piccolo paese di montagna.