Nel 1998 ero da due anni rappresentante del CAI all'Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche e, tra l'interesse e lo stupore di molti, avevo organizzato l'annuale Council meeting sulle montagne della Sila, in Calabria, nel Sud visto sempre come mare, nell'interno della Calabria sconosciuto a tanti ma fortemente valorizzato dal Camminitalia. Ero fortemente colpita da quest'itinerario che finalmente aveva "accorciato" le distanze della nostra lunga penisola, come neanche l'Autostrada del Sole era riuscita a fare. Soprattutto finalmente vedevo l'Italia nella sua giusta collocazione geopolitica europea. Le Alpi, non più frontiera ma luogo di scambio culturale, passaggio verso una dorsale Appenninica, ponte ideale tra il centro-nord Europa e il Mediterraneo.

Questo avevo scritto nell'editoriale della Rivista del CAI in occasione di quell'incontro, con lo sguardo rivolto dal Mediterraneo del benessere al Mediterraneo delle guerre, della fame. La tragedia dei Balcani ancora vicinissima, quella del Nord Africa misconosciuta.

Certamente nel mio ambulatorio di Medicina di Famiglia a Perugia le storie dei profughi arrivavano prima che nei media e contribuivano ad acuire la mia sensibilità riguardo alle miserie e la convinzione che solo il volontariato avrebbe potuto avere un ruolo determinante.

Su questa strada ho convintamente continuato, guardando con ammirazione ai tanti progetti ed interventi dei soci e delle sezioni del CAI nel mondo e lavorando nella Federazione internazionale di Arrampicata sportiva come membro onorario incaricato dei progetti umanitari e sociali. In quet'ambito sono entrata a far parte del forum internazionale Peace&Sport.

Oggi posso dire con certezza che il CAI deve avere un posto di rilievo nel volontariato dell'immediato futuro perchè è in grado di dare un grosso apporto nei processi di integrazione. Oggi il nostro "ponte" sta facendo fronte all'emergenza vita dei profughi ma contemporaneamente è chiamato a non rendere "estranei gli stranieri". Sembra un gioco di parole ma chiunque di noi sia andato in una montagna fuori casa conosce bene la sensazione di sentirsi integrato tra la gente e non solo calpestatore di un suolo estraneo.

L'escursionismo, il semplice camminare, è una fonte di salute psico-fisica scientificamente provata. Per un immigrato può essere anche un mezzo di conoscenza geografica e storica del paese di accoglienza. Camminare assieme facilita i rapporti e appiattisce le differenze ( Health Sport Environment Gigliotti-Coscia Sport for All Jyvaskyla Finland 2010).

Mi permetto di fare un invito alle sezioni CAI: Promuovere un'escursione all'anno dedicata all'integrazione.

https://www.facebook.com/pages/Climbing-Life-International-Day-of-Sport-for-Development-and-Peace/267210530126490

Questa la pagina fb creata per il 6 Aprile, giorno ONU dello Sport e della Pace. Quest'anno dalle Dolomiti, teatro della prima guerra mondiale, abbiamo rivolto l'attenzione al Canale di Sicilia, dove si materializza la tragedia di tante guerre. Visitatela e sono sicura che farete parte dei Volontari CAI di domani!

Paola Virginia Gigliotti