La prima considerazione è che le sezioni e le sottosezioni vivono dell’opera del volontariato: senza l’apporto del volontariato cesserebbero di esistere (Chi farebbe il tesseramento? Chi porterebbe avanti i corsi e le attività sociali?)

E’ quindi evidente che anche il CAI di domani, debba necessariamente fondarsi sul volontariato, potendo contare soltanto su limitate risorse economiche. L’affiancamento di professionisti, può sussistere soltanto a livello centrale (è insostenibile per le sezioni).

Detto questo, quindi, c’è da chiedersi come favorire il volontariato ed il ricambio generazionale all’interno delle sezioni. Posto che l’apporto dei soci “più anziani” resta fondamentale sia per garantire una certa continuità d’azione, sia per la maggiore disponibilità di tempo (almeno nella maggior parte dei casi), occorre indubbiamente favorire un processo di ricambio generazionale. Tale ricambio, da un lato consente alle sezioni di mantenere stabile il numero dei soci (al netto delle uscite) o addirittura di incrementarne il numero, dall’altro contribuisce a portare nuova linfa ed idee al sodalizio in termini di entusiasmo ed innovazione (sia nelle varie articolazioni, sia per esempio, nello sviluppo dei nuovi sistemi di comunicazione nell’era di internet). Esperienza ed innovazione sono fertile terreno per un confronto costruttivo e per uno sviluppo continuo delle idee e delle iniziative.  

I vari corsi proposti dalle sezioni riescono ad attirare delle persone giovani che però, spesso, si disperdono alla fine del corso. La dispersione è quindi il fenomeno da prevenire, cercando di coinvolgere maggiormente le persone nell’ambito delle svariate attività sezionali (gite sociali, attività culturali, partecipazione agli organi, ecc.). In questo, sezionali e  titolati dovrebbero essere di maggior apporto, magari suggerendo la partecipazione ad uscite in programma nell’ambito delle gite sociali (od organizzarne qualcuna ad hoc).  

In merito alle gite sociali, che dovrebbero costituire il fulcro dell’attività della sezione, i dati rilevati nell’annuario non sono particolarmente confortanti (la partecipazione media annuale di ciascun socio è inferiore ad uno). Sul punto sarebbe opportuna una riflessione: come incrementare la partecipazione del sodalizio (Le escursioni sono corrispondenti alle aspettative dei soci? Sono troppo impegnative o troppo poco impegnative? Proporre qualche escursione anche al sabato? Proporre di tanto in tanto qualche escursione speciale fuori programma, magari anche di 2-3 giorni? Ripetere nell’immediato le escursioni per i quali sono esauriti i posti?).

Un’ultima considerazione sul percorso formativo dei sezionali e dei titolati. Il percorso proposto è indubbiamente troppo lungo, costoso e macchinoso. L’invitabile conseguenza di ciò, sarà un progressiva riduzione dei medesimi, con crescenti difficoltà ad effettuare corsi ed ad inserire giovani.  Infatti, numeri alla mano, il tasso degli abbandoni è nettamente superiore a quello dei nuovi arrivi.

A nostro avviso, andrebbero certamente semplificati i corsi per i sezionali. Allo stato attuale  per come sono formulati non attirano le persone, tantomeno quelle giovani (parliamo di 20-30enni) che costituzionalmente sono dedite alla ricerca del lavoro o allo stesso, ai figli e alla famiglia e alla autorealizzazione. I corsi per sezionali sono stati erroneamente assimilati (praticamente in tutto e per tutto) a quelli per titolati. Forse, per i sezionali potrebbe essere sufficiente la frequentazione di un corso E2 e l’organizzazione di un certo numero di escursioni sociali di successo.

Leo Strixino ed Antonella Uggioni