GUIDARE E INDIRIZZARE I GIOVANI NELLE LORO IDEE..…  

1) Il Club Alpino Italiano annovera tra i suoi principali compiti quello di guidare, indirizzare e gestire le attività dei Soci, coinvolgendo i giovani e le loro famiglie; infatti tanti sono i ragazzi che vanno in montagna, ma pochi però frequentano assiduamente le Sezioni.

Coinvolgere i ragazzi e ascoltare i loro pareri, le critiche, le proposte che cosa pensano …. non bisogna aspettare che si aprano la porta, ma occorre cercarli “nelle scuole”e invitarli nelle Nostre Sezioni, che essi siano o no iscritti al Cai.

2) Questa apertura a mio parere , porterebbe sicuramente nuove idee oltre che un rinnovato spirito di partecipazione, stimolando l’associazione ad aprirsi diversamente ai nuovi modi di comunicare dei giovani; infatti questi ultimi, se coinvolti nelle loro passioni “freeride , alpinismo estremo, ultratrail, la downhill ecc.. risponderebbero con iniziative proprie, che toccano anche la sicurezza e non solo il divertimento. Di conseguenza diventerebbe anche necessario utilizzare i nuovi canali di comunicazione moderni come il web, il cellulare, i forum in Internet, dove la nuova gioventù interagisce e si confronta, così da scambiare idee .  Il CAI deve perciò migliorare, anche in questo, con siti più aggiornati, ma soprattutto di più facile ed immediata accessibilità.


3) Oltre ai canali mediatici occorre che la Sezione torni ad essere un punto di ritrovo e di aggregazione per confrontarsi non solo sulle gite, ma anche per far apprendere e condividere le varie esperienze dei singoli e le nuove tecniche, ascoltare le richieste dei giovani e meno giovani , insomma bisogna tentare di far ritornare la sede “un luogo di ritrovo e discussione e di eventi”. Per far ciò è necessario cominciare a coinvolgere i soci più disponibili e chiedere loro di frequentare più assiduamente la sede , perché solo in questo modo l’attività della associazione, può far crescere la voglia di andare in montagna assieme.

4) L’associazione non deve essere considerata un agenzia di viaggi organizzati, ma bensì un punto di ritrovo per coinvolgere tutti i soci nell’organizzazione dei vari eventi, ciò porterebbe ad una migliore attività della stessa, ad esempio, le varie esperienze potrebbero essere impiegate a livello didattico, organizzando incontri con gli studenti per far conoscere lo scopo e l’attività dell’associazione.

5) I Titolati, che svolgono una attività fondamentale del CAI, a mio parere, oltre ad organizzare i vari corsi, dovrebbero partecipare più assiduamente alle riunioni settimanali insieme gli allievi dei corsi, al fine di coinvolgere questi ultimi alle varie attività di sezione.

Questa è a mio parere l’unica strada per ridare forza e stimoli nuovi ad un’associazione che deve iniziare un ricambio generazionale e funzionale per evitare un inevitabile decadimento.

Queste mie riflessioni sorgono dopo la mia esperienza al Cai che, se pur breve, mi ha fatto rilevare la scarsa partecipazione dei soci ai vari incontri settimanali, e la mancanza assoluta di volti nuovi.