La scaletta presentata dal gruppo di lavoro, pur condivisibile, non è ancora stata sviluppata compiutamente e quindi, pur essendo alcuni contenuti trattati nei documenti degli altri due gruppi di lavoro (ad es. il rapporto tra lavoro volontario non retribuito e lavoro professionale retribuito) siamo in attesa di conoscere le successive elaborazioni. Detto ciò vorrei svolgere alcune sintetiche considerazioni:

La questione della remunerazione dei volontari mi sembra mal posta e, così com'è, rischia di essere fuorviante e pericolosa per la natura stessa della nostra associazione. Come scegliere i volontari da remunerare? sulla base del tempo impegnato? o delle responsabilità assunte? Tutti coloro che operano attivamente nelle Sezioni, accompagnatori sezionali di escursionismo, istruttori, Consiglieri, Tesoriere, Presidente, dedicano al CAI molta parte del loro tempo libero e si assumono responsabilità non di poco conto. Per ognuna di queste figure si dovranno piuttosto prevedere forme di supporto, oltre alle coperture assicurative già operanti.

Per i dirigenti: la gestione di una Sezione è attività complessa che richiede la messa in campo di competenze professionali specializzate (contabili, giuridiche, manageriali) e non tutti i soci che si assumono questi incarichi ne posseggono in misura adeguata, essendo spesso difficile ottenere la disponibilità di soci professionisti ad assumere cariche. Bene quindi il percorso avviato con il Piano di Formazione dei Dirigenti, che mira a fornire a Presidenti, Tesorieri, Segretari e soci attivi una "cassetta degli attrezzi" più adeguata alle responsabilità cui sono chiamati, ma credo che il loro lavoro debba restare di carattere esclusivamente volontario e non retribuito, sia perché nelle Sezioni non ci sarebbero le risorse finanziarie necessarie, sia perché si creerebbero fatalmente disparità e divisioni.

Per i titolati: da tempo si pone la questione dei tempi lunghissimi necessari per conseguire il titolo, tempi spesi in corsi, addestramenti, esami. Il livello tecnico dei nostri titolati è altissimo, comparabile con quello dei professionisti della montagna, ed è sicuro punto di riferimento per le altre associazioni. Ma dobbiamo considerare che sono gli stessi OTCO, quindi gli stessi organi dei titolati, a definire gli standard formativi per il conseguimento dei titoli; chi scrive crede che si possa forse alleggerire il carico formativo e che istruttori ed accompagnatori dovrebbero forse essere maggiormente gratificati in riconoscimento del loro ruolo, ma questa è una discussione da sviluppare all'interno degli organi tecnici, mentre l'onerosità del percorso formativo non può essere assunta come motivo per introdurre meccanismi remunerativi che avrebbero l'effetto di creare divisione nel corpo sociale.

Sull'affiancamento di strutture professionali al lavoro dei volontari ho trovato interessanti le tesi sviluppate dal terzo gruppo, cui rimando.