Vorrei richiamare il contributo di Matteo Marteddu, che mi sembra abbia sollevato una questione estremamente rilevante, fino ad ora poco considerata. Egli pone la necessità che, nel processo di ripensamento della struttura e della organizzazione del CAI, si guardi finalmente all'Europa, sostenendo a ragione che piccoli aggiustamenti apportati nel nostro cortile, che magari a noi possono sembrare portatori di grande progresso, non sarebbero sufficienti a garantire una crescita culturale ed un ammodernamento sostanziale della nostra associazione.

"Normative comunitarie, unificazione delle procedure per la montagna, interscambi formativi ed informativi" sono i temi sinteticamente citati da Marteddu su cui il CAI dovrebbe confrontarsi, anche in considerazione della "volontà di essere europei" espressa dai giovani della cosiddetta generazione Erasmus. Credo anch'io che questi siano temi cruciali ed ineludibili nel percorso di crescita del CAI e bene ha fatto Marteddu a proporli. Il CAi aveva cominciato a ragionare su queste questioni in occasione del 99° Congresso di Udine in cui si è parlato di Europa e di rapporti con gli altri Club Alpini. Rileggiamoci gli atti di Udine e portiamo avanti quelle riflessioni anche in questa occasione.

Infine, da Presidente del CAI Emilia-Romagna, non posso non condividere anche la necessità di ripensare anche il ruolo dei Gruppi regionali e provinciali del CAI. Non credo che si possano sostituire alle Sezioni, che assicurano una presenza sul territorio preziosa ed ineguagliabile, ma l'aumento delle competenze che, di fatto, vengono attribuite ai GR (PFD, rapporti con il mondo della Pubblica Istruzione ...) in aggiunta ai tradizionali rapporti con gli organi di governo sovracomunali, la crescente volontà di sviluppare il ruolo di indirizzo e coordinamento delle politiche territoriali (non spaventi la parola "politiche") e della funzione della rappresentanza dei territori che si verifica tra i Presidenti regionali, sono chiari segnali che si sta esaurendo una prima fase in cui questi organismi sono nati e cresciuti e se ne deve aprire un'altra in cui assumono maggiori responsabilità.

Insomma, un'Europa delle Regioni tra i Club Alpini?