Avevo postato il precedente contributo, dal titolo "chi remunerare?" nell'area relativa al primo gruppo di lavoro "Il volontariato oggi", aprendo infatti le mie considerazioni con una valutazione dell'incompletezza dei documenti del g.d.l., valutazione poco comprensibile se riferita al gruppo "Associazionismo e servizi", che ha completato invece il suo contributo. I gestori del sito hanno invece ritenuto, non senza ragione, di assegnare il mio scritto all'ultima area di discussione, per le considerazioni che ho svolto a proposito delle ipotesi di remunerazione dei volontari.

Devo però a questo punto completare il mio pensiero.

Quando ho letto i primi cauti ragionamenti del PG Martini, pubblicati su Montagne 360 e poi riproposti alla AD di Sanremo, sulle ipotesi di svolgere alcune attività utilizzando lavoro retribuito, ho avuto un moto di rifiuto molto netto. Ritengo infatti, come molti altri, che il volontariato sia un elemento fondante della nostra associazione e tra le principali cause della sua longevità. Non starò ad esporre qui le motivazioni, già molto dibattute. Rinvio invece alla lettura delle mie sintetiche considerazioni, già pubblicate, sulla inopportunità di remunerare dirigenti e titolati per la loro attività ordinaria, che tempo addietro mi sembravano esaurire la questione.

La lettura del documento "Il perché prima del come" mi ha però aiutato ad allargare il campo visivo ad attività che, pur essendo connaturate con la missione del CAI, sono altra cosa rispetto alla gestione quotidiana di gite e corsi. Si ragiona in prima istanza di editoria, merchandising e rifugi.

Nutro qualche dubbio sulla necessità di strutture professionali d'appoggio al CAI per la gestione dei rifugi: i rifugi sono dati in gestione ad imprenditori privati e forse un organo di autocoordinamento dei rifugisti potrebbe già far fronte, sulla base delle indicazioni dell'OTCO Rifugi e Opere alpine, a tutte le necessità. Parliamone.

Più convincenti invece le ipotesi sul merchandising e sulla editoria. In fondo già ora, anche a livello sezionale, si ricorre a ditte esterne per avere magliette e pile con lo stemma CAI e, di più, per editare cartografie, guide e libri di montagna. Così come, anche nelle Sezioni, succede di incaricare studi di commercialisti per la gestione della contabilità in appoggio al Tesoriere, o di avere difficoltà a partecipare a progetti comunitari per l'impossibilità di gestire progettazione e rendicontazione. A maggior ragione questi problemi si pongono a livello nazionale, specie se si vogliono affrontare progetti ambiziosi come, ad esempio, quelli di cui si sta occupando la neonata SOSEC (Struttura Operativa Sentieri e Cartografia).

Allora: sono comunque convinto che il tema sia da trattare con estrema cautela, perché la questione "volontariato" è insieme pilastro e nervo scoperto del Club Alpino Italiano, ma senza condizionamenti ideologici e con l'apertura mentale necessaria ad individuare soluzioni che, rimanendo nel quadro delle possibilità definite dallo Statuto dell'associazione, ne aiuti l'evoluzione.