Ormai sono molti anni che mi vedono impegnato nell'in-formazione per la conoscenza e condivisione di obiettivi, vecchi e nuovi nell'ampia platea dei soci CAI ma anche al di fuori di essa. Premetto che la convinta appartenenza al mondo del volontariato non è mai venuta meno nella nostra Sezione – e in questo Congresso viene ribadita – non senza i dovuti approfondimenti. Oggi il volontariato sembra insufficiente a "soddidfare i bisogni" e a "fornire i servizi" che ne derivano. Si crede che, se affiancati da "professionisti", le cose possano migliorare. Ebbene, vediamo di chiarirci su alcuni aspetti di una problematica tanto importante confusa.

Il volontariato nasce proprio per promuovere attività basate anche su valori e non per "quattro amici al bar". Non ci soffermiamo oltre, basta rileggere il nostro Statuto e la nostra Storia. Ma ciò di cui spesso ci si dimentica, è che , nel principio della solidarietà, svolgiamo anche un importante ruolo di "sussidiarietà. Sussidiari a chi e in cosa? Alle Istituzioni che nel Sociale non riescono a soddisfare bisogni ed aspettative dei cittadini, spesso anche nel settore educativo, a costi sostenibili. Esempi? Insegnare ai minori e ai giovani la convivenza, la solidarietà ed altri valori fondanti in una Società (gratuità, passione e impegno etico; quanto ce n'è bisogno!), che sono radicati nella Cultura della montagna e nel rispetto della natura. Che dire poi della cura (anche progettazione) della sentieristica del CAI (richiamata nell'editoriale di Luca Calzolari su Montagna360 di settembre come "infrastruttura e prodotoo" in chiave turistica, concetto forte quest'ultimo che va chiarito e riprenderò in seguito. Ci si chiede: quali costi sosterrebbero le nostre Regioni senza il CAI con i suoi volontari? Potrei proseguire ma lascio alle vostre esperienze sul campo le debite considerazioni. Vi partecipo soltanto un vecchio ricordo di un incontro in Sede con l'Assessora regionale competente sulla montagna alla quale dissi: si ricordi che 1 € di contributo (meglio se nell'ambito di una convenzione) dato al nostro lavoro volontario, corrisponde a 5 - 10 € di costo di mercato.

Dobbiamo contare di più presso quelle Istituzioni che peraltro tolgono invece di dare (ma... c'è la crisi, non ci sono fondi...). La crisi non è solo economica, ma è anche (soprattutto?) crisi di valori. Noi siamo vicini ai giovani (pochi, troppo pochi, ma ci sono) che, spesso, sono migliori di noi, ma hanno bisogno di un "ambiente" diverso e giusto, seppure a volte severo. Il CAI (centrale, soggetto pubblico) dev'essere forte a livello istituzionale nazionale. le Sezioni lo devono essere a livello locale e regionale. Perché le sezioni siano forti, devono essere realmente al "centro del Club Alpino Italiano" (qui cito un'importante affermazione del PG Umberto Martini, a Grado nel maggio 2014: "l'indirizzo del CAI non è in via Petrella, ma presso le vostre Sezioni". La gratuità delle prestazioni, per sezioni come la nostra, rimane centrale per la sua stessa sopravvivenza. Gli interventi "professionali", c'erano, ci sono e ci saranno sempre, ma limitate allo stretto necessario. In questi ultimi anni, sotto la spinta di una Società malata che dà prezzo a tutto, senza riconoscere i valori, anche il CAI (che siamo noi) ha subito un cambiamento che ha portato ad un'eccessiva burocratizzazione. Inoltre, con l'estremizzazione delle responabilità abbiamo vissuto anche una corsa ai "titolati" per i quali, per mantenerne la funzione, si è gonfiata la necessità dei "corsi di specializzazione e aggiornamenti", con conseguenti aumenti dei relativi costi che le sezioni hanno dovuto sostenere. Senza contare la concorrenza – questa sì a fini di lucro e non sempre "qualificata" – che è nata anche quale figlia della crisi occupazionale: blog, associazioni varie spesso senza alcun risvolto valoraiale  se non quello del puro divertimento, sono sortecome funghi. Cosa fare, come reagire? Lo vogliamo qui riassumere, in base alle esperienze maturate (anche quelle abortite o quasi, forse proprio per la mancanza di quella "autonomia" quando ci si muove su un territorio vasto di Terre alte, che pure ci competono) e comunque dopo un necessario dibattito all'interno della Sezione, attenti però a ciò che avviene intorno e al di fuori di noi.

Il turismo: ma quale turismo? Affermare che dev'essere "eco-sostenibile" è molto ma anche, in certe situazioni, insufficiente. Noi abbiamo proposto (vedi il contributo di Claudio Mitri) un'attività su "Ambiente r integrazione su Terrealte di extra-comunitari e rifugiati"; un tema di grande attualità ma anche di lunga durata per l'Europa (EU). Una possibile risposta allo spopolamento della montagna. Masottolineamo anche la "sentieristica", che risulta strategica per la fruibilità in sicurezza dei territori montani di tanta bellezza (fauna, flora, pastorizia e specialià genuine agroalintari) da scoprire, valorizzando così un turismo consapevole. Ipotesi progettuali che richiedono professionalità già presenti e disponibili sena scopo di lucro in molte sezioni (con l'imprescindibile stretta collaborazione fra quelle di città e quelle di montagna). Certamente i costi – molto inferiori – ci sarebbero comunque, però per questo esistono i fondi regionali (su progetti specifici, non servono Leggi penalizzate da regolamenti attuativi con tempi lunghi e incertezza nelle erogazioni) e soprattutto i fondi strutturali della EU.

Infine, l'importanza della comunicazione (interna ed "esterna") sia off-line che on-line, social compresi. L'editoriale di Luca Calzolari, già citato, assume un'importanza strategica rilevante anche nell'ottica presentata. Non esiste infatti comunicazione senza obiettivi di marketing e viceversa. Concetti talvolta incompresi o sottovalutati, dei quali ha bisogno anche il Volontariato. Indubbiamente emerge comunque un forte bisogno di "identità" e di "senso di appartenenza" che si sono andati diluendo. Alla presa di coscienza didover migliorare e crescere nelle responsabilità (queste s' importanti!), deve corrispondere un impegno "nuovo", una diversa mentalità senza bisogno di tradire le nostre radici. Il Club AlpinoItaliano alzi dunque la testa, si rimbocchi le maniche, ripartiamo subito, poiché dobbiamo (da subito) che "là fuori, hanno bisogno di noi". E se in questo "noi" ci mettiamo anche lo sforzo e la capacità di metterci (veramente) in Rete, tanto meglio. Buon lavoroa tutti.