Modernizzare non vuol dire snaturare

 

Il tema affrontato dal gruppo di lavoro "Associazionismo e servizi" è delicatissimo, e spero che nel Congresso di Firenze venga affrontato sapendo che si sta attraversando un campo minato.

Che una associazione come il Cai debba utilizzare professionisti o società esterne mi sembra una cosa del tutto normale. Che il Cai possa valorizzare meglio il suo "brand" è cosa altrettanto sacrosanta. Le Sezioni, da sempre, utilizzano professionisti come le guide, o ingegneri e architetti per progettare rifugi, avvocati per pareri legali, società specializzate per realizzare carte dei sentieri. Sfruttano come meglio possono il loro "brand", cercando sponsorizzazioni o contributi E così fa il Cai a livello centrale. Certamente potrebbe farlo meglio.

Ma il tema posto dal gruppo di lavoro sembra un'altro: traslocare (o allocare, se si vuole utilizzare un termine più tecnico) una parte delle attività del Cai in una "struttura parallela" (come ha detto e scritto il presidente generale Martini). E' qui che il discorso si fa pericoloso.

Perchè (come già altri hanno scritto) un conto è parlare di servizi, un conto è parlare di attività, o - dico io - di assetto vero e proprio dell'associazione Cai. Offrire migliori servizi ai soci e alle Sezioni sarebbe una cosa bellissima. Pensiamo solo che sollievo si darebbe ai presidenti sezionali se ci fosse un servizio legale specializzato e centralizzato che offrisse assistenza e pareri in tempi rapidi alle Sezioni. Lo può fare una società di consulenza esterna, con cui aprire un rapporto professionale? Benissimo, facciamolo subito. Pensiamo se ci fosse una struttura esterna di professionisti in grado di fare scouting (uso anche io un inglesismo) su possibili finanziamenti europei, nazionali o regionali per il Cai nazionale, per i Gruppi Regionali e per le Sezioni. Sarebbe utilissimo. Ma qui siamo nel campo dei servizi.

Altra cosa è creare una struttura parallela all'associazione. Qui si prospetta una rivoluzione dell'attuale assetto del nostro sodalizio. Già il termine struttura parallela mi pare molto infelice ed evocativo di situazioni storiche non proprio da imitare. Ma al di là dei termini: per risolvere problemi reali si correrebbe il rischio fortissimo e pericolosissimo di snaturare l'assetto istituzionale del Cai (e anche i suoi oltre 150 anni di storia). C'è il rischio, come giustamente hanno scritto altri che mi hanno preceduto, di dare vita ad una bad company (dove lasciare l'associazione, il volontariato, le assemblee dei delegati, i "casini" delle Sezioni) e una good company, dove allocare una buona fetta della parte economica, i rifugi redditizi, il merchandising). Chi conosce il mondo delle associazioni sa che questo è un percorso che spesso finisce male, con un distacco sempre più marcato tra la parte associazione e la parte impresa, con la prima sempre in affanno a controllare la seconda (finchè ci riesce). Se questa impostazione si accompagna poi alla ventilata idea di concentrare più poteri nella presidenza generale, direi che il rischio di dare vita ad un altro Cai, alternativo e neanche tanto parallelo, è fortissimo.

Modernizzare non vuol dire snaturare. Modernizzare vuol dire snellire e decentrare, non centralizzare come sempre più si sta facendo adesso. Modernizzare vuol dire aiutare chi opera sul territorio (Sezioni e Gruppi regionali) ad operare meglio e con meno burocrazia. Modernizzare vuol dire riprendere in mano la storia e la missione fondativa del Cai. La mission (o iscopo, come dice lo Statuto) della nostra associazione è "l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale". Sono concetti basici e modernissimi, attrattivi specialmente per i giovani. Se poi a questi concetti aggiungiamo l'impegno civico e la passione, sviluppati in maniera volontaria e disinteressata, di migliaia di nostri soci, vedremo un Cai perfettamente al passo con i tempi: una associazione che fa divertire le persone, fa amare e conoscere le montagne, e svolge anche un'azione di coesione sociale.

Se invece vogliamo un Cai impresa, attento ai consigli di amministrazione, agli assetti societari e alla burocrazia interna, per qualcuno sembreremo moderni, ma sicuramente non riusciremo a parlare ai nostri soci e saremo perdenti verso la montagna.

 

Consigliere e delegato della Sezione di Reggio Emilia