Il CAI di oggi: aggiustiamolo per il domani

 

Come socio “giovane” (ho 32 anni), vorrei condividere con voi le esperienze che ho maturato nei miei 7 anni di attività all'interno del CAI, e portare in luce alcuni aspetti del sodalizio che, secondo la mia opinione, andrebbero migliorati nel caso si voglia veramente perseguire l'obiettivo di avvicinare al CAI più persone (in particolare quelle di un'età compresa tra i 18 e i 30 anni).

 

Le mie osservazioni muovono dalla convinzione che sia necessario innanzitutto far funzionare al meglio ciò che abbiamo, prima di dire che non funziona o non riesce a stare al passo coi tempi.

 

 

Divario tecnologico

Vi racconto un episodio.

Tempo fa ho chiesto ad un membro del Consiglio Direttivo di una sezione se un mio progetto sul Tibet fosse arrivato ai consiglieri. In risposta mi è stato detto che il progetto poteva benissimo essere arrivato, ma che loro “residuati bellici” (sic) non erano dei grandi frequentatori di Google drive, e quindi nessuno ne sapeva niente.

Il divario tecnologico è un problema ricorrente e non è una novità. Occorrerebbe pertanto attivare delle misure (ad es. corsi di alfabetizzazione informatica per i dirigenti) che consentano realmente di ridurlo.

 

Lentezze varie

In varie occasioni è emersa la difficoltà di ottenere il supporto del CAI per qualsiasi cosa non sia stata rodata da decenni.

Recentemente un ragazzo mi raccontava di aver rinunciato a coinvolgere la sua sede CAI in un progetto di salvaguardia ambientale e di aver iniziato a presentare a proprio nome le denunce di conclamate violazioni ambientali all'ARPAT (nel caso specifico violazioni ben visibili compiute nelle cave Apuane).

 

Progettazione

Di norma, anche quando la sezione accetta di appoggiare un progetto, viene chiesto di non gravare in nessun modo sulle casse della sezione stessa.

Il socio volenteroso non si fa scoraggiare: si può sempre ricorrere a bandi Europei, Nazionali, Regionali, Comunali!

Il problema non è tanto riuscire a scrivere un bando, cosa che possono fare tutti, ma il fatto che spesso le sezioni non hanno i requisiti minimi per poter accedere ai bandi (o meglio ce li hanno, ma devono chiederne il riconoscimento alle Regioni). Convincere le sezioni ad ottenere tali riconoscimenti non è cosa scontata.

Sarebbe utile che ci fosse più propensione alla collaborazione all'interno di una sezione!

 

Autoreferenzialità del CAI

Generalmente le sezioni CAI propongono alla cittadinanza (pubblicizzandole quasi solo con metodi cartacei) serate con tematiche molto specifiche che interessano in realtà solo alcuni (pochi) soci e che lasciano pressocché indifferenti sia il resto dei soci che la cittadinanza stessa.

Sarebbe utile organizzare serate con temi meno alpinistici e più culturali-naturalistici, che propongano la montagna in un ottica più comprensibile per il grande pubblico, magari promuovendo le iniziative anche su social network e siti internet.

 

Costi eccessivi dei corsi

Vogliamo che in montagna ci vadano gli appassionati o quelli che la montagna se la possono comprare?

I costi di quasi tutti i corsi di base che ho frequentato erano esorbitanti. Tra costo effettivo del corso, materiali da comprare perché non forniti dalle scuole, trasferte spesso organizzate in posti lontani per aumentare il “prestigio” della scuola, pernottamenti e cene in rifugio anche dove sarebbe possibile campeggiare, si deve mettere in conto di spendere dai 400 ai 1500 euro a seconda del tipo di corso (senza contare l'abbigliamento). Me li sono potuti permettere solo nei momenti in cui ho avuto un reddito sufficiente.

Considerato che notoriamente i giovani sono squattrinati, soprattutto ora che la disoccupazione giovanile ha ufficialmente oltrepassato il 40% (e realmente chissà a quanto è arrivata), sarebbe utile abbassare il costo dei corsi. Come? Si potrebbe: a) scegliere di fare uscite in località quanto più vicine possibile alla sezione per abbattere i costi di carburante e autostrade; b) evitare, di preferenza, cene e pernottamenti in rifugio, anche nelle trasferte necessariamente lunghe. In questo modo si avrebbero meno uscite di cassa come rimborso spese istruttori, e il denaro rimasto potrebbe essere utilizzato per comprare progressivamente attrezzatura per i corsisti.

 

 

Bene, come dicevo, gli argomenti sopra elencati sono quelli che, a mio parere, principalmente osteggiano l'entrata di nuove energie.

Di seguito affronterò invece il motivo che ritengo essere causa della fuoriscita dei soci (anche di vecchia data).

 

Identità del CAI

Secondo me il CAI sta perdendo la propria identità: sta diventando per alcuni aspetti un'associazione sportiva e per altri un'agenzia turistica.

Una competizione malsana si sviluppa spesso tra i titolati, e di conseguenza anche tra gli allievi dei titolati: si va in montagna per ostentare se stessi agli altri.

La sindrome della pecora invece si sviluppa trasversalmente: sempre più soci, indipendentemente dall'età e dalle attività, vogliono solo essere scarrozzati in giro.

Si percepisce poco la voglia di andare in montagna per il semplice stare insieme.

Dobbiamo correre ai ripari e predisporre dei piani di formazione per l'intera base sociale.

Si potrebbero, ad esempio, prevedere (al minimo):

  1. lezioni introduttive in merito ai principi fondanti del CAI ed alla tutela dell'ambiente montano per i nuovi tesserati;

  2. lezioni sui principi fondanti del CAI e sulla tutela dell'ambiente montano in tutti i corsi organizzati dalle varie scuole;

  3. esami vincolanti sui principi fondanti del CAI e sulla tutela dell'ambiente montano per l'ottenimento di qualsiasi titolo o qualifica;

  4. momenti formativi nelle uscite di sezione volti a sviluppare l'autonomia del socio.

Sviluppiamo anche idee più accattivanti! Chi più ne ha più ne metta!

 

 

Per concludere, mi ripeto: cerchiamo innanzitutto di far funzionare al meglio ciò che abbiamo, prima di dire che non funziona o non riesce a stare al passo coi tempi.

E' importante capire inoltre che per essere incisivi non bisogna affannarsi ad organizzare mille servizi. Noi non forniamo servizi, offriamo l'appartenenza ad una comunità.

Ogni socio deve essere consapevole del messaggio che porta: è il capitale umano a fare la differenza, a dare (o meno) autorevolezza.

 

 

Evelin Franceschini