CONTRIBUTO CAI SEZIONE E SOTTOSEZIONE DI BERGAMO

ALLE RELAZIONI DEI GRUPPI DI LAVORO PER IL 100° CONGRESSO NAZIONALE

“Quale volontariato per il CAI di domani”

approvato nel Consiglio allargato di Sezione, Commissioni e Suole, Sottosezioni del 3 ottobre 2015

Premessa

  1. Auspichiamo fortemente che il 100° Congresso dei Soci riesca a produrre effetti concreti e trasparenti con ricadute positive ed evidenti sulle Sezioni, Sottosezioni e sui Soci e non come è avvenuto per il 98° congresso di Predazzo.
  2. 150 di storia, un’articolazione complessa, un’ampia varietà di iniziative e proposte, la mancanza di omogeneità tra le realtà territoriali (vedi primo paragrafo della relazione del 1° GdL) suggeriscono di limitare l’orizzonte e di concentrare l’attenzione su alcuni miglioramenti, partendo da ciò che non va e fissando necessarie priorità di intervento.
  3. Non può essere un pensiero guida per il Congresso, con un tema che presuppone già una chiara visione del CAI di Domani, quello espresso dal Presidente Generale (31.8.2015) “per restare fedeli alle motivazioni statutarie , che sono ancora attuali nei loro principi, e non incorrere nel rischio latente di museificazione della nostra Associazione si impone una rivisitazione anche coraggiosa del CAI.
  4. Neppure si può sviluppare il tema “Quale volontariato per il CAI di domani” senza definire i significati e l’ampiezza di significato dei termini
    • volontariato”
    • CAI di domani: un CAI diverso da oggi?, un CAI in continuità con oggi?, un CAI con alcuni miglioramenti?
    • Chiedere “Quale volontariato” significa che la seconda parte “il CAI di domani” è già decisa e chiara. Ma così non è!
  5. Il punto di partenza non può che essere I BISOGNI DEL CAI, da rilevare, raccogliere è mettere in ordine di priorità.
  6. E’ il numero dei soci?
    Per il presidente Generale “ i numeri hanno la loro importanza”.
    L’invito al Congresso del presidente del Club Alpino Tedesco con un milione di soci forse vuol dirci che questo deve essere anche il nostro obiettivo?
  7. A quale “CAI di domani” dobbiamo riferirci per declinare quale volontariato, lo deve dire chi ci guida, non si può delegare questo ruolo.
  8. Sappiamo che ogni GdL sta “operando per l’affinamento delle proposte definitive” ma ad oggi (29/9 a un mese dal congresso) i documento dei GdL non hanno subito revisioni definitive, su cui riflettere e proporre.
  9. Se un CAI modello tedesco con 1.000.000 di soci è il nostro obiettivo, allora si indichi con chiarezza questa direzione verso la costituzione di un “ramo associativo di servizi” con incarichi professionistici a chi lo fa di mestiere!
  10. Altro punto di fondamentale importanza e da chiarire è se il CAI vuole essere o no un’associazione di volontariato. Solo se il CAI vuole essere un’associazione di volontariato ha senso un convegno come questo e ha senso chiederci quali regole per il volontariato nel CAI e del CAI.
  11. Altro problema fondamentale la cui soluzione è premessa allo sviluppo di chiari linnee per il Cai di Domani è l’annosa questione del futuro assetto del CAI Centrale: Ente di Diritto pubblico o Associazione privatistica ?
  12. Oggi numerose associazioni, gruppi, imprese promuovono e propongono iniziative di attività in montagna di tipo sportivo, agonistico, amatoriale, tempo libero. Non è più solo il CAI a promuovere e favorire la frequentazione della montagna, ne deriva che il CAI potrebbe occuparsi pienamente della sua missione, articolo 1 del nostro Statuto.
    Ma chi può dirlo? I soci? No. Lo devono dire i vertici CC e CDC per primi, i GR, altrimenti a cosa serve l’organizzazione piramidale e accentrata che continuiamo strenuamente a difendere con la logica della sola rotazione geografica e non su criteri di competenza e capacità?
    Se invece la missione del CAI è cambiata, per allargamento, ampliamento, arricchimento, va riformulata con linguaggio chiaro, attuale, esplicito, non fuorviante.
  13. Altro punto di partenza necessario per un Convegno capace di leggere il presente per delineare il futuro ci pare essere:
    • conoscenza e consapevolezza del perché oggi ci si associa al CAI
    • conoscenza e consapevolezza delle motivazioni ad essere soci attivi (vedi in merito il contributo di Roberto Ferrero – CAI Torino sul documento del 2° GdL).
    • Nulla c’è nei documenti dei tre GdL sul primo punto.
  14. Il documento del 2° GdL (versione 13/7) enuncia temi strategici.
    Strategici rispetto a quale obiettivo? Molti sono condivisibili (3, 4, 5, 6, 7, 8 in parte) e andrebbero attuati.
    Temi funzionali: a chi? a che cosa? sembra un elenco di buoni propositi.
    Il capitolo “I lavori dei Gruppi Regionali” non contiene proposte concrete. Al riguardo riteniamo necessario procedere con deleghe operative e con conferimento di risorse dal livello centrale a quello regionale.
  15. Alcuni contributi pervenuti sollevano interrogazioni importanti.
    • Così il contributo di Mauro Bertoni – CAI Sassuolo in ordine al documento del 2° GdL, ove parla di primato dell’escursionismo. Se accettato, ma non può essere trascurato, determina una modifica dell’art.1 del nostro statuto. Ne conseguirebbe anche una revisione ed una riorganizzazione delle figure degli accompagnatori.  Al riguardo si richiede una indicazione chiara e lungimirante.
    • Importante il contributo di Paolo Lombardo - CAI Codroipo e di Piero Macchi – CAI Varese, in ordine al documento del 2° GdL.
  16.  Alcune puntuali osservazioni ed alcune nostre proposte specifiche.

    Non sembra che la nostra associazione abbia come scopo principale l’aspetto solidale, piuttosto quello non profit, che è cosa diversa.

    In tutti i documenti disponibili si sta trattando di tutto un po’, tranne che l’andare in montagna, possibilmente l’andare insieme che sembra entrato in una crisi generale e di cui scarseggiano analisi e suggerimenti. E questo è stato lo scopo principale, non l’unico, dei Padri fondatori. A tale riguardo e visto che la fascia più in sofferenza non è quella dell’alpinismo d’alta quota né della gita domenicale, ma quella dell’escursionismo avanzato, suggeriamo di alzare il livello di conoscenza che permetta il riavvicinamento in sicurezza alla montagna più tecnicaattraverso serie di incontri gratuiti, tenuti da titolati ed aperti a tutti i soci sul tema delle meteorologia, della cartografia, dell’attrezzatura, delle norme di sicurezza ecc. ecc.

1° GdL Volontariato nel CAI di oggi

  1. Più che una ricognizione sullo stato di salute del Cai (par1), un esame delle criticità (par2), distinzione fra profit e no profit (par3) sembra solo una bella dichiarazione d’intenti. Il cuore dell’analisi pare sarà presentata al congresso.
  2. Cose più significative:
    • Par 2 - dare alle oltre 500 sezioni (e proprie sottosezioni) un indirizzo preciso sulla propria posizione fiscale e giuridica da tenere, anche in funzione del “Monitoraggio delle caratteristiche giuridico/fiscali sulle Sezioni CAI” della Sede Centrale, che pare potersi meglio delineare con la recente riforma del Terzo Settore.
    • Par 3 – la necessaria ricognizione fra attività sociali che attualmente vengono svolte a titolo gratuito dai Soci volontari o da professionisti remunerati deve tendere a riposizionare in riduzione le varie attività professionali remunerate. Non escludere però attività profit da ridistribuire in attività sociali.
      Vista la forza del nostro marchio, cogliere l’opportunità di potenziare/sfruttare il fronte economico-editoriale e quello del merchandising, da progettare, coordinare e condividere con le Sezioni e Sottosezioni del territorio, piuttosto che una sorta di agenzia viaggi che snaturerebbe il nostro modo di concepire la fruizione della montagna.
    • Par 4 – costo del volontariato - qui si fa una riflessione se conviene spostarsi dal rimborso spese (dichiarate già elevate per tutti i Titolati ed Organi Tecnici) alla remunerazione di un incarico professionale. E qui sta il cuore della problema.
      1. Siamo contrari ad incarichi remunerati. Socio volontario o socio professionista dovrebbero essere garantiti, questo sì, con il completo rimborso spese, in modo tracciabile e trasparente. Le risorse economiche, oltre che dalla tessera, dalle attività profit di cui al punto precedente.
      2. Sempre su questo tema sarebbe opportuno disporre a tutti i livelli di bilanci più dettagliati e pubblicati on line; solo in rare occasioni come queste s’intuisce che le spese per titolati ed organi tecnici sono rilevanti.
    • Par 5 – riprende la necessità di un’analisi dei costi della “politica” a livello Centrale, regionale e territoriale.
      Vi si legge una considerazione da stampare a caratteri cubitali: “…..resta di fondamentale evidenza come l’operatività del CAI sia sempre più dislocata nel territorio, e come la salute dell’intera associazione derivi dalle condizioni delle strutture territoriali.”. Ma una conclusione in linea con quanto rilevato deve spingere la Sede Centrale a essere coerente e a sostegno delle Sezioni e Sottosezioni, senza lanciare dubbi come invece traspare dalle seguenti parole “…  sono in grado le strutture territoriali di imprimere quel naturale slancio necessario alla progressione dell’intera associazione?”
      Sembra un ribaltamento di responsabilità. Non è il livello centrale che deve prendere atto di questa sua enunciazione e decidere conseguentemente una cura dimagrante della propria struttura centrale e dell’esagerato prelievo di risorse economiche a favore del territorio?
      E’ sempre il territorio, a partire dalla base delle Sezioni e Sottosezioni, che va valutato e deve darsi e dare slancio all’associazione!
      Nulla si dice della selva di circolari, regolamenti, leggi sempre più stringenti e coercitive che a livello centrale non si è in grado di controllare e che spaventano il Socio, lo demoralizzano e lo allontanano dall’impegno diretto e volontariato attivo.

Proposte trasversali ai 3 GdL partendo da bisogni reali, la realizzazione delle quali può imprimere un profondo e progressivo cambiamento verso il CAI di domani.

  1. Riportare il CAI a “casa delle discipline della montagna” riducendo il peso e l’immagine di associazione “sostanzialmente e prevalentemente” ambientalista.
  2. Non cessare di spendersi per la libertà della montagna, riaffermando che la montagna è un luogo intrinsecamente pericoloso, che ognuno ha il diritto di frequentare con la consapevolezza dei rischi cui va incontro (119° Congresso SAT – ottobre 2013 e Dichiarazione del Club Arc Alpin (CAA) sui principi di comportamento nelle attività praticate in montagna)
  3. Introdurre alcune nuove categorie di soci e quote associative speciali; in particolare:
    • socio sostenitore: superare il vincolo che possono associarsi al CAI solo persone fisiche; introdurre questa nuova categoria di socio che può essre un ente, un’associazione, un’azienda che verseranno una quota di sotegno di qualche centinaio di euro;
    • socio senior non attivo: quota associativa depurata dai costi assicurativi;
    • quota speciale per soggetti svantaggiati, disabili, portatori di handicap.
  4. Premio alla fedeltà di vita associativa (conteggio dal 18 anno in poi) con distintivo d’oro per i 50 anni di socio il cui costo dovrebbe essere suddiviso al meno al 50% tra Sezione e CAI Centrale, visto che trattiene più del 50% della quota associativa versata.
  5. Avviare concretamente il cammino verso la quota unica nazionale e modificare la ripartizione della quota associativa ritornando a restituire alle Sezioni il 50%; introducendo criteri che premino le sezioni che hanno rifugi, diffusa rete sentieristica, stampa, sito internet, scuole e intense attività rivolte a Soci e non Soci.
  6. Inserire tra le attività istituzionale l’accompagnamento dei disabili in montagna e più in generale l’impegno sociale e solidaristico.
  7. Semplificazione degli Organi Centrali, cambiando la composizione del Comitato Centrale inserendo di diritto i presidenti dei Gruppi Regionali ed eleggendo solo i restanti CC di area.

Bergamo, 3 ottobre 2015