Premessa

Le sezioni della provincia di Varese riunite nel coordinamento “7 Laghi” in rappresentanza di circa 8.500 soci hanno condiviso in data 28.09.2015 il seguente documento funzionale alla partecipazione al Congresso di Firenze.

Poiché il Congresso si prefigge lo scopo di porre le basi per un rinnovamento del Club è importante esprimere valutazioni e considerazioni che possano contribuire ad incidere concretamente sul futuro dell’Associazione.

Dal dibattito infatti ci si attende che scaturiscano importanti indicazioni  relative alle future linee programmatiche del CAI.

Peraltro sarebbe auspicabile che gli organismi di governo centrale elaborassero  un progetto di ampia portata che  veda impegnata l’associazione in un arco di tempo di medio lungo termine (5 -10 anni)

Un progetto che  non esaurisca la sua energia innovativa nelle fasi di confronto necessarie alla condivisione, rischiando di rimanere privo dello slancio realizzativo che rappresenta la componente senza la quale nulla vien compiuto: nessuna idea è infatti buona in quanto tale ma lo diviene solo se la si mette in pratica.

  • Volontari o Professionisti?

Tenendo presente che è lo spirito di appartenenza a qualificare l’adesione al CAI, le Sezioni varesine ritengono che sia necessario procedere ad una verifica attenta di quali siano gli ambiti che possono confluire in un contesto di prestazione professionale rispetto a quelli che parrebbe opportuno rimanere in un qualificato contesto volontaristico, tra i quali le figure di titolato delle varie specialità.

  • Giovani:  attività sportive ed educazione all’ambiente
    1. Attività Sportive

Molti giovani alpinisti si sono avvicinati alla montagna grazie al CAI ed ai suoi uomini.

Poiché per ogni giovane è cruciale sentirsi accolti e poter liberamente praticare un’attività sportiva che ha una importante componente di avventura, si ritiene necessario l’avvio di un progetto  organico dedicato ai giovani,  condiviso con pubblici poteri detentori della capacità di spesa ed investimento, per incrementare il contenuto sportivo, con la realizzazione di strutture distribuite sul territorio dove i ragazzi inizino ad avvicinarsi all’arrampicata.

Solo così potremo avvicinare i giovani e poi vedere le nostre montagne frequentate dalla nostra gioventù migliore, riprendendo un cammino interrottosi negli anni novanta quando si andarono esaurendo le principali spinte innovative giovanili dei decenni precedenti. Non sono molti, infatti, i giovani di 15-17 anni che sono spinti da interessi “romantici”, mentre sono molti quelli che muovono i loro interessi sospinti da energia fisica e desiderio di provare il proprio limite.

                   2. Educazione all’Ambiente

La montagna funge da mantra sugli esseri umani attraverso la potenza degli elementi naturali.

Negli  anni a venire i cambiamenti climatici avranno effetti sempre più evidenti ed incisivi sugli elementi naturali.

Educare i giovani a conoscere ciò, insieme agli innegabili e più attrattivi valori sportivi, può divenire un progetto sociale affascinante ed opportuno in un momento critico come quello che sta vivendo il mondo associazionistico in generale

Il Club ed il mondo scolastico ed universitario possono, nell’ambito delle già vigenti  collaborazioni di  livello istituzionale e quindi non solo tramite le Sezioni, elaborare relazioni progettuali fino a farle divenire organiche e sistematiche, tenuto conto che il nostro sodalizio ha la vocazione, le risorse umane, le qualifiche tecniche, l’equilibrio, necessari per divenire un soggetto privilegiato ad interloquire autorevolmente con le istituzioni.

  • Assetto organizzativo ed istituzionale

In merito vi è l’esigenza di una semplificazione con la revisione di organismi ridondanti (OTCO, OTTO, Scuole, Commissioni) che in taluni casi svolgono attività che si sovrappongono.

Si propone un  ritorno ad una vera funzionalità operativa degli Organismi Tecnici e  la semplificazione di dei relativi regolamenti.

L’elezione di un presidente generale deve avvenire sulla base di un programma e non dell’appartenenza geografica.

Importanti sono la valorizzazione all’interno ed all’esterno dell’Associazione dell’Accademico, dell’AGAI e del Soccorso Alpino (che per inciso quando viene citato dai mezzi di comunicazione non viene mai associato al CAI).

  • Fund raising e sostegno finanziario

Si propone la costituzione di una unità negli uffici centrali che si occupi di scandagliare la possibilità di utilizzare per la gestione finanziaria dei progetti del CAI e delle sue Sezioni, fondi provenienti da soggetti comunitari, fondazioni, e/o assicurare un sostegno alla realizzazione di nuovi progetti per quanto concerne le normative da rispettare.

  • Gestione Operativa delle Sezioni

Attualmente l’esigenza del rispetto di norme e regole, delle leggi statali e regionali, assorbe notevoli energie e tempo che viene sottratto all’organizzazione delle attività tipiche della nostra associazione, ovvero corsi di formazione, attività sociali, approfondimenti culturali e ambientali, su cui si devono concentrare le attenzioni.

Molti sono gli adempimenti normativi di natura  legale e fiscale a carico dei Consigli e dei Presidenti che andrebbero gestiti in una differente maniera; ci si riferisce a titolo di esempio al tema della Privacy ed alla complessità che è stata gestita dalle nostre sezioni per l’acquisizione ex-novo dei consensi informati, alla complessità dei temi assicurativi, all’esigenza di poter avere pronunciamenti chiari e definitivi su temi importanti di natura legale/normativa/ fiscale (a titolo di esempio: nel  caso della certificazione medica,  dopo anni di silenzio, ci sono state circolari, smentite e nuove formulazioni nel volgere di pochi mesi).

Liberare le sezioni vuole dire anche che tutto il tema del tesseramento, dei rinnovi assicurativi, delle modifiche alle categorie di socio, deve essere trattato con largo anticipo  rispetto alla data di avvio delle operazioni annuali, non come quest’anno (a titolo di esempio: nuova categoria socio juniores e relative modifiche della procedura informatica;  circolare assicurazioni uscita in prossimità delle vacanze natalizie).

  • Conclusioni

L’obiettivo è di proiettare il CAI nel domani tendo presente il nostro passato, perché sin già nel nostro simbolo (lo scudo con l’aquila) sono racchiusi una serie di principi e di valori a cui le persone che si ispirano.

Il CAI nasce infatti dall’esigenza della ricerca, dell’esplorazione dell’ambiente alpino e del proprio “essere” che emerge dal contatto con la natura estrema; non è, tuttavia, solo tecnica ed escursioni, è anche cultura, condivisione tra le persone, aiuto reciproco,  sapere stare insieme in situazione  sia di giovialità che di estrema difficoltà.

Il CAI di oggi è quello che, grazie al lavoro di migliaia di volontari che hanno dedicato il proprio tempo al sodalizio, a discapito dei propri impegni personali, ha avvicinato migliaia di persone contribuendo alla crescita dell’associazione.

Il CAI di domani deve  quindi assicurare la coesistenza tra  questi principi e valori anche nella modernità, attraverso un’attenta gestione della fase di modificazione  ed ammodernamento,  comprendente anche la trasformazione di alcune attività in “professionali e commerciali”.

Sebbene foriera di nuove opportunità tale trasformazione contiene insito il rischio latente di rappresentare l’annullamento dei nostri valori ispiratori piuttosto che costituire un’occasione di rilancio o la soluzione ai problemi di essere.

Concludendo auspichiamo la ricerca di una soluzione progettuale di lungo termine, che, inserendo elementi di novità, non snaturi la nostra vera essenza di ricerca di partecipazione e di libertà.

Da ultimo rileviamo l’urgenza di rimuovere le sacche di contrapposizione esistenti tra le diverse realtà che animano il club, anche nei livelli istituzionali, per abbracciare una nuova progettualità  a medio lungo termine sulla base della reciproca fiducia, ponendo attenzione all’esigenza di azioni concrete pratica attuazione di idee ed intenzioni.