CONTRIBUTO PER 100° CONGRESSO CAI  FIRENZE

SEZIONE REGGIO EMILIA

Per prima cosa,  rileviamo che   nei tre tavoli approntati per valutare i contributi dei soci, nessuno  parla di democrazia interna. Analizzando con spirito critico gli avvenimenti degli ultimi anni, pare di riscontrare che il CAI attualmente sia una associazione “parzialmente democratica”; a livello delle sezioni i consigli direttivi sono eletti dalla base dei soci, avendo diretta conoscenza delle persone da votare. Poi salendo di grado, (GR) l’elezione delle cariche inizia ad essere più da manuale delle rotazioni tra sezioni, concetto e metodologia esposta ai massimi livelli per gli organi centrali riguardo a macro aree alpine.

L’elezione del Presidente Generale non pare rispettare le scelte dei soci, a cui sono per lo più sconosciuti , è quindi tutt’altro che democratica (nel senso di scelte condivise) e l’avvallo all’Assemblea dei Delegati è ridotta a pura formalità: non si ha memoria  di  un candidato alla presidenza bocciato dall’AD.

Occorre quindi che i candidati si facciano conoscere, espongano un loro ben definito programma, questo si da votare, e non che questo triennio spetti a… Un ottimo Presidente Generale potrebbe non venire eletto perché la geopolitica impone un risultato diverso. Vince un’area delle Alpi o perde il CAI?

Se poi vogliamo parlare delle commissioni degli OTC, queste fanno e disfano i regolamenti, imponendo regole a volte assurde, che vengono calati o meglio dire imposti, alle Sezioni senza che esse abbiano modo di obbiettare alcunché. Pare proprio che ogni organo si autogoverni  e che non debba rispondere a nessuno. Se portassimo queste metodologie nelle sezioni, vi sarebbe il caos.

Per tornare ai temi centrali;

  1. Il Cai non può prescindere dal rimanere un’associazione di volontari;
  2. Occorre snellire tutte le procedure, sia quelle di gestione delle sezioni che quelle per svolgere le varie attività, soprattutto tecniche;

In merito al primo punto:

se ai volontari venissero affiancati (o in parallelo)  dirigenti pagati dai medesimi volontari, la situazione collasserebbe nel giro di poco tempo.  Il vero CAI è la Sezione, quella che ha il contatto diretto con i soci e con le istituzioni locali, ove svolge le proprie attività.

Inoltre, si verrebbero a snaturare 150  anni e passa di storia di associazionismo. Se siamo presenti da  tempo è perché, in primo luogo, i principi fondatori sono ancora tanto moderni e tanto sentiti e poi perché, differenziandoci da qualsiasi altra forma di modello giuridico con evidenti i fini di lucro, siamo la garanzia che non abbiamo doppi fini, siamo puri e siamo seri.

In merito al secondo punto:

Burocratizzazione della sezione: occorre che la gestione delle sezioni ritorni ad essere semplificata. Chi svolge attività in sede non ha più il tempo di “andare in montagna”, tanti sono gli adempimenti ed il tempo da dedicarvi. Il vero compito del dirigente centrale CAI oggi è quindi quello di trovare gli strumenti per far ritornare semplice la gestione. Scusate la presunzione, ma gli organi centrali ci sono perché le sezioni  lavorano e non il contrario.

Aspetti tecnici/titolati:  vi è un continuo appesantimento, riprendendo le argomentazioni poco sopra esposte, dell’impegno richiesto sia per il conseguimento del titolo che per il suo mantenimento e ciò a tutto discapito:

  1. Del titolato, che sempre più si vede messo in discussione, sentendo perdere pian piano dagli organi superiori la stima e la fiducia in quello che fa. Se non vi è gratificazione, il sistema non può durare a lungo: vedasi il calo di aspiranti titolati negli ultimi anni ed il conseguente  aumento inesorabile dell’età media degli stessi.

Questo impatto fa sì che non vi sia un continuo ricambio generazionale: i ragazzi/e che vedono un CAI così complesso, così burocratico, con lacciuoli e laccetti e che ti carica sempre più di responsabilità, non sono certo stimolati ad entrare in questo calderone. E non è abbassando il presunto limite di età dei titolati che si fanno i numeri.

  1. Della sezione, con costi che stanno aumentando sempre più. Fino a pochi anni fa l’assicurazione supplementare del titolato era il vero spauracchio del tesoriere della sezione  che doveva, in un modo o nell’altro, “trovare” il denaro per questi pagamenti. Oggi, il costo maggiore non è più l’assicurazione, che comunque rimane, ma è il formarsi  un titolato in sezione e poi mantenerlo, atteso che  gli ultimi corsi previsti sia dagli organi tecnici centrali  che periferici comportano sempre più esborsi, con lunghi viaggi, pernottamenti,  uso di  impianti ecc..

Ciò, ovviamente, non vuol dire eliminare il titolato (come si sussurra: NO titolato/No costo) ma farlo sentire parte integrante e fondamentale del Club, che, ripetiamo, si chiama Alpino.

I regolamenti degli organi tecnici, da semplici brevi note sullo svolgimento dei corsi, sono diventati delle “enciclopedie” in cui si tende a disciplinare ogni possibile situazione. L’esperienza dice esattamente il contrario: più cerchi di regolamentare, più tralasci situazioni, atteso, che la realtà, come sappiamo, supera la fantasia, e questo circolo vizioso si autoalimenta, con Organi che  apportano nuove regole “pensando” di far bene. Nei corsi non hai più discrezionalità: si fa come dice il Libretto X o Y.

Come sezione appoggiamo poi quanto esposto dal ns socio Carlo Possa nei suoi inerventi.

Per concludere:

Le riforme non possono mai venire imposte ma devono essere condivise.

Torniamo alle origini con umiltà e soprattutto sia studiato un progetto ed un programma pluriennale, che unisca tutti ed impegni verso obbiettivi condivisi.