COME SIAMO OGGI, COME VORREMMO ESSERE DOMANI

La nostra è una piccola sezione di pianura, che ogni giorno si ritrova a dover fare i conti con le poche forze a disposizione e con i chilometri che ci separano dalle montagne, cercando di fare di tutto per contrastare il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. La nostra forza sono i soci, volontari appassionati amanti della montagna ma non solo, amanti del nostro territorio, della natura e delle bellezze che ancora fortunatamente resistono, malgrado l’uomo ce la stia mettendo tutta per distruggerle. Perché questo preambolo: per sottolineare che i volontari sono il cuore e il motore dell’associazione, con la loro passione, la loro dedizione, qualità che nessun professionista a nostro avviso potrebbe mai eguagliare. Sicuramente a volte mancano le competenze o le conoscenze per affrontare quella determinata escursione o per risolvere quella specifica controversia legale piuttosto che fiscale, allora ci si affida a guide professioniste, ad avvocati o commercialisti, cercando di contenere al minimo le spese. Così strutturato, a nostro avviso, dovrebbe continuare ad essere il CAI: una associazione di volontari che al bisogno si affidano a professionisti per specifici servizi o progetti.

Dicevamo delle competenze: questo è un tasto dolente secondo noi. Prima di tutto vogliamo far notare la tendenza a sminuire quelle che sono le competenze acquisite da alcuni soci nel corso di anni di esperienza e frequentazione della montagna: oggi pare che, anche se hai salito ogni cima delle Dolomiti e organizzato attività da trent’anni a questa parte, senza un titolo che ti abiliti a farlo tu non ne abbia la capacità, o per lo meno sia visto come un accompagnatore di serie B. A nostro avviso la formazione è sì importante, ma fondamentale è l’esperienza, naturalmente avere l’una e l’altra sarebbe il massimo! Ma qui arriva un’altra nota dolente: i percorsi formativi per acquisire i vari titoli sono a volte troppo onerosi, in termini di tempo impegnato, di tematiche affrontate, e non ultimo dal punto di vista economico (assicuriamo che nel bilancio di una piccola sezione incidono non poco). I responsabili della nostra scuola intersezionale di escursionismo hanno calcolato che per arrivare al conseguimento del titolo di accompagnatore di escursionismo con tutte le specializzazioni (ferrate, neve) servono circa otto anni (se non ci sono imprevisti o salta qualche corso), poi ogni anno ci sono gli aggiornamenti necessari a mantenere il titolo…. Considerato che la pratica dell’escursionismo è quella che comprende la percentuale maggiore della base sociale, sarebbe utile avere percorsi formativi più snelli, che tengano conto delle esperienze acquisite, magari modulati con aggiornamenti monotematici più semplici da affrontare sia in termini di tempo che di costo. Diverso è il discorso per quanto riguarda la pratica alpinistica, dove sicuramente è bene avere un iter formativo il più completo possibile, sempre però tenendo in dovuto conto l’esperienza.

Il discorso sulla formazione va di pari passo con quello sulla responsabilità dell’accompagnamento, della quale tanto si è dibattuto. Preso atto che la responsabilità c’è, che le risorse umane ed economiche limitate non sempre ci permettono di avere titolati o professionisti nel corso delle varie attività, vorremmo avere una maggiore tutela, sia come responsabilità civile che tutela legale vera e propria, nei confronti sia dei titolati che dei non titolati, sia dei componenti il consiglio direttivo che del presidente, per permetterci di affrontare con più serenità (che non significa leggerezza) le attività che a volte ci sentiamo frenati nel proporre.

Sicuramente un grosso aiuto alle sezioni nell’affrontare le varie problematiche lo possono dare i Gruppi Regionali, nei rapporti con le istituzioni come nell’organizzazione di corsi, nell’approfondimento di varie tematiche come nella formazione. Svolgono secondo noi una importante funzione di collante tra le varie sezioni, per questo vorremmo fossero dotati di maggiori competenze e autonomie, a scapito della moltitudine di organi centrali e periferici che andrebbero snelliti.

Per quanto riguarda la gestione dei rifugi non ne abbiamo rilevante esperienza, però dobbiamo dire che la nostra capanna sociale Bassarone (il “rifugio” più basso d’Italia!!!) è la nostra croce e delizia, nel senso che ci costa caro mantenerla ma è parte della nostra storia, non potremmo farne a meno. Ma a parte questo una lamentela arrivata da diversi soci riguarda la scarsa disponibilità dei rifugi CAI nei loro confronti, nel senso che spesso non viene rispettata la corsia preferenziale rispetto ai non soci e non vengono applicati gli sconti previsti sulla ristorazione. Siamo consapevoli del fatto che la situazione economica non è facile, però un posto a sedere per consumare il pranzo al sacco non si dovrebbe negare ad un socio!

Ultimo ma non meno importante, il discorso sui giovani: come fare per avvicinarli all’associazione e per far sì che si appassionino e vi dedichino parte del loro tempo? Chi trova la risposta è bravo… Nella nostra sezione abbiamo sì diversi giovani, ma vanno per conto loro, non hanno il senso di appartenenza all’associazione, probabilmente non gli importa granché… Secondo noi dovremmo cercare di aprirci ad attività meno “classiche”, provando a dar loro un po’ di autonomia per vedere se nasce qualcosa. Naturalmente senza perdere di vista uno dei nostri principi fondanti: diffondere l’amore, la conoscenza e il rispetto della montagna e dell’ambiente naturale. Siamo convinti che ci siano tanti giovani desiderosi di qualcosa di diverso dal turismo “mordi e fuggi”, se stimolati sicuramente hanno tanto da offrire, si tratta di trovare il canale giusto sul quale sintonizzarsi…

Speriamo che questo nostro breve contributo sia utile al dibattito, ci vediamo al congresso.

 

Argenta, lì 08 ottobre 2015                                                                                          Il consiglio direttivo