UN VOLONTARIATO LIBERO

Oltre 150 anni di vita associativa fondata su sani ideali; oltre 70 anni di attività didattica; accompagnamento escursionistico e giovanile; manutenzione sentieristica e gestione di rifugi; salite in montagna e discese in grotta; conoscenza.

L’essenza del nostro Club sta in tutto questo: oltre 150 anni di molteplici storie personali, legate dalla passione per la montagna e dall’impegno nel volontariato, a formare un’unica, grande, storia sociale.

 

All’inizio vi fu “solo” tanta passione ed altrettanta voglia di conoscere, progettare e fare; poi arrivarono i regolamenti, gli apparati burocratici e con essi limiti e vincoli sempre più rigidi ed invadenti.

I regolamenti, calati dall’alto, troppo numerosi e complessi, aridi e indecifrabili, sono diventati per lo più inutili e addirittura dannosi. Inutili, perché tendono a modificare i comportamenti, piuttosto che a codificare le buone e corrette procedure applicate dalle Sezioni e dagli Organi Tecnici. Dannosi, perché rallentano le attività, fino a bloccarle.

Certo non tutti, come ad esempio i regolamenti operativi degli Organi Tecnici, finalizzati ad una corretta autoregolamentazione dei volontari nelle proprie attività statutarie per evitare che questi possano incorrere in possibili problemi di carattere legale. Non tutti, dunque, ma molti; troppi.

 

Il Club Alpino Italiano per anni è cresciuto… Ora il numero di associati è in leggero regresso, ma l’impegno dei volontari non pare risentirne, tanto che la loro azione continua con grande determinazione e spirito di adattamento.

Non manca tuttavia un certo “disagio” nei confronti di tanta burocrazia gratuita e della evidente “pretesa” di comando espressa da alcuni (è divenuta ormai famosa, tra l’ilarità dei soci, la dichiarazione: “i generali ci sono, ora bisogna trovare la truppa”, con cui dei solerti rappresentanti della nostra associazione ebbero modo, in tempi piuttosto recenti, di affermare il proprio ruolo di potere…).

C’è anche chi si dimostra molto indaffarato ad individuare e definire quale sarà il volontariato di domani, forse con l’intenzione di predisporre regole e regolamenti per poterlo guidare e sfruttare al meglio; senza comprendere che il volontariato è tale proprio perché, nel rispetto del nostro statuto, è libero: libero di impegnarsi al massimo o libero di impegnarsi al minimo; libero da imposizioni; libero da strumentalizzazioni; libero da interessi economici e di potere, propri o altrui; libero di confrontarsi e di svilupparsi; libero di trovare gratificazione in ciò che fa; libero di scegliersi il proprio leader; libero di essere, appunto, volontario...

Per far morire il volontariato, basterebbe togliergli proprio la libertà, regolamentandolo in tutto, imponendogli metodi, obiettivi e tempi, retribuendolo, così da renderlo di fatto “dipendente” da qualcuno o da qualche cosa… svuotandolo degli ideali su cui si fonda.

Di qui l’imprescindibilità nel nostro Club dei principi fondamentali del volontariato, forza propulsiva dell’associazione: etica, gratuità e trasparenza.

Coloro che ambiscono al “potere” con spirito e mentalità aziendali, più o meno dichiarati, riconoscono proprio in tali principi il limite al perseguimento di una affermazione personale.

Forse per questo, internamente alla nostra dirigenza, si percepiscono pressioni per l’introduzione del professionismo nel Club Alpino Italiano; la dotazione di un “braccio operativo” composto da “incaricati esterni”, retribuiti e quindi obbedienti e silenziosi, consentirebbe infatti l’ascesa ed il potere di alcuni… a discapito di tutti gli altri soci.

E’ quindi di vitale importanza impedire che il volontariato venga annullato in nome di una presunta innovazione!

La nostra classe dirigente, per poter guardare al futuro con serenità, dovrebbe allora rinnovarsi nello spirito, negli obiettivi e nella condivisione; cercando di recuperare l’entusiasmo con cui tutti noi soci ci siamo avvicinati alla montagna, anziché seguire l’arido calcolo politico, e tenendo ben presente che il volontariato è una scelta, e tale deve rimanere.

 

Se lo lasceremo “libero”, il volontariato sarà sicuramente in grado di rinnovarsi e adattarsi alle nuove realtà, mantenendo la propria “anima”; ed il volontariato di domani potrà essere “naturalmente” l’evoluzione di quello di oggi, come quello di oggi è l’evoluzione di quello di ieri.

I nostri 150 anni di storia stanno proprio a testimoniare la grande capacità di rinnovamento del volontariato che è la base e l’essenza del nostro Club. Voler definire ed imporre, tramite regolamenti sovrabbondanti e distorti, un qualche cosa di diverso e slegato dalle esigenze dei soci, abbandonando la strada segnata da chi ci ha preceduti e che tanti risultati ha portato, sarebbe sicuramente un grave errore, che nel tempo potrebbe compromettere la stessa sopravvivenza del Club Alpino Italiano.

Perché il volontariato o è libero, oppure non è.

 

Edoardo Fioretti

Sezione di Vittorio Veneto del Club Alpino Italiano