Negli ultimi vent’anni le conoscenze in campo medico, educativo e sociale, nei confronti della compromissione neurobiologicamente determinata chiamata Autismo, sono aumentate sensibilmente. La persona che presenta,  fin dai primi anni di vita,  una sindrome autistica, ha fondamentalmente marcate difficoltà nella comunicazione , quindi nella possibilità di esprimere i propri pensieri e sentimenti,  nell’interazione sociale e nell’adattamento emozionale. Questo funzionamento mentale atipico, accompagna la persona con autismo per tutto il suo ciclo di vita. I diversi studi formulati in questi anni sull’Autismo, hanno permesso una maggiore definizione dei criteri diagnostici e soprattutto degli interventi terapeutici. L’esperienza clinica ha evidenziato che non esiste un intervento terapeutico abilitativo uguale per tutte le persone con autismo, così come non esiste un intervento uguale per tutte le età  e soprattutto in grado di rispondere alle molteplici esigenze legate all’Autismo. Le diverse proposte d’intervento terapeutico sperimentate in questi anni,  hanno altresì  dimostrato la possibilità di effettuare interventi psico-educazionali   in luoghi diversi dagli spazi di cura  creatiti ad hoc per le persone con sindrome autistica, vale a dire luoghi protetti di vita in cui queste persone possono vivere esperienze abilitative. E’ proprio pensando a questi nuovi “spazi aperti“ che gli operatori del Centro Koinonia – Progetto Autismo della Fondazione Angelo Custode ONLUS, hanno formulato e condiviso con i rappresentanti della Commissione per l’Impegno Sociale del CAI di Bergamo, il progetto “In montagna Insieme con un passo diverso“, per sperimentare, nell’ambiente della montagna, la possibilità di evocare un ulteriore ampliamento del percorso abilitativo terapeutico nelle aree della socializzazione, comunicazione e comportamentale,  di quattro ragazzi, con adeguate capacità neuromotorie, affetti da sindrome autistica, presenti durante il giorno presso il Centro Koinonia. Per la realizzazione del progetto sono stati individuati, come accompagnatori, due Educatori Professionali del Centro e   cinque  Volontari del CAI di Bergamo.   Prima di  mettersi “in marcia“ è stata evidenziata la necessità di avvicinare i volontari del CAI al mondo dell’Autismo, del perché i rumori, i suoni e le luci hanno per questi ragazzi con sindrome autistica, una valenza e una intensità particolare, del perché talvolta è necessario non prestare attenzione a determinati comportamenti e di contro rinforzarne altri, e del perché è bene non interrompere alcune loro “bizzarie” ( tecnicamente definite stereotipie ), poichè in quel momento ne hanno assoluto bisogno per ripristinare il loro fragile equilibrio interno. Per questi motivi  si è resa necessaria la realizzazione di una specifica formazione dei Volontari del CAI, “ compagni di cordata “ di questo progetto, e la programmazione nel tempo di costanti incontri di verifica, per condividere di volta in volta  metodologie e strategie d’intervento, nei confronti di eventuali modificazioni di determinati comportamenti dei ragazzi. Anche i ragazzi, protagonisti di questa sperimentazione, sono stai preparati gradualmente dai loro Educatori di riferimento su quello che avrebbero di volta in volta incontrato e scoperto durante le uscite in montagna. L’avvicinamento alla montagna è stato pertanto lento e graduale, come lente e graduali devono essere le nuove esperienze di vita di questi ragazzi. Il loro “passo diverso “, ha permesso, nel corso dei mesi, di conoscere l’ambiente della montagna, di sperimentare nuovi percorsi, superare alcune paure e far fronte agli imprevisti perché, nonostante la miglior  programmazione necessaria per far fronte a tutte le probabili variabili legate all’andar per monti, ci puo’ essere sempre  un temporale disposto a farti compagnia. Allora il ripararsi tutti insieme, in una sorta di abbraccio di protezione, può diventare una nuova acquisizione da mettere nel bagaglio esperienziale. Con il susseguirsi delle uscite in montagna,  i ragazzi protagonisti di questo progetto, hanno globalmente evidenziato un ampliamento delle loro competenze nelle aree di socializzazione, comunicazione, comportamentale e nel prendersi maggior cura di se stessi. In particolare è stata osservata  una diminuzione dei loro comportamenti disadattivi, un contenimento delle stereotipie verbali e motorie, una  estinzione dei momenti di etero-aggressività , di opposizione e una maggior flessibilità degli schemi di azione.   I progressi evidenziati hanno permesso di arricchire, con successo, questa entusiasmante esperienza,  anche con un pernottamento  dei  ragazzi con gli Educatori e i Volontari del CAI, senza nessuna presenza genitoriale, presso il Rifugio Alpe Corte, sulle Orobie. La realizzazione del  progetto “In montagna insieme con un passo diverso“, che ha permesso di ampliare in modo così significativo e soprattutto con caratteristiche di permanenza, le competenze abilitative di questi ragazzi,  è stata resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e competenza dei  Volontari del CAI di Bergamo, che hanno accettato di  camminare anche loro, insieme a questi giovani compagni di cordata, con un “passo diverso“, spostando progressivamente il limite  imposto dalla disabilità,  affinchè il termine Autismo non risulti  come una sentenza definitiva a una vita di sole limitazioni.                      

di Alice Marcolin, Educatrice Professionale, Tamara Monaci, Psicologa,  Centro Koinonia – Progetto Autismo Fondazione Angelo Custode ONLUS  - Bergamo -