La forza l'autorevolezza e l'autonomia del CAI è sempre stata strettamente connessa con il patrimonio di volontariato puro e disinteressato che tanti soci ai vari livelli hanno saputo dispiegare.

Questo è uno degli aspetti identitari fondamentali del CAI, un requisito sostanziale che ha permesso al nostro sodalizio, di resistere nel tempo ed alle mode. All'opposto, là dove , occasionalmente ,e per i motivi più disparati ,queste caratteristiche di altruismo e disinteresse speculativo sono venute a meno , puntualmente sono emersi elementi di crisi ,dissidio,divisione.

Di conseguenza valuto con perplessità e sfavore l'ipotesi in discussione relativa alla possibilità di istituzionalizzare figure professionali dotate di retribuzione parziale o totale ,indirizzate all'esercizio di attività sociali quali: l'accompagnamento, la sentieristica o altro...Così come sono contrario alla proposta formulata nel punto 3 del GdL Associazionismo e Servizi, concernente lo sviluppo di un' ente o struttura organica collaterale permanente,  dotata di specialisti remunerati ,deputata alla gestione di servizi,progetti, attività..con risvolti economici-commerciali, anche se orientati alle finalità associative.

Tale realizzazione, a mio parere, configurerebbe di fatto ,una sorta di tecno-burocrazia parallela in grado di autopromuoversi e cristallizzarsi nel tempo. Questa entita , forte di un prevedibile potere derivante dalla gestione e disponibilità di risorse economiche, competenze in contratti ,progetti,sponsorizzazioni..diventerebbe conseguentemente,in grado di pesare e condizionare in modo più o meno palese  ma determinante nell'orientamento delle scelte e delle attività  dell'associazione centrale  e delle sue articolazioni periferiche.

Ai fini associativi,la presunzione di superiorità in termini di funzionalità ed efficenza di questo nuovo soggetto se comparata alle tante positive esperienze del volontarismo qualificato fin qui praticato con successo dalla nostra associazione è tutto da dimostrare.

Anzi molte delle recenti negative esperienze economico-politiche italiane ,ci dovrebbero rendere molto cauti in tale senso.

Delegare a "tecnici" "manager" o pseudo tali la gestione di problemi e situazioni che certamente non sono solo tecniche, ci espone inoltre , ben al di la delle nostre intenzioni , nel dare spazio a cordate affaristico-burocratiche in grado di arrampicare con disinvoltura su qualsiasi terreno e difficoltà.

Infine nellla deprecabile eventualità di tale decisione, mi è difficile ipotizzare nel caso occorra definire incarichi e competenze di codeste figure, quali prassi e percorsi associativi democratici, trasparenti, cautelativi praticare per evitare: ,conflitti di interesse,scelte clientelari,discrezionalità...al contrario riesco ad immaginare il disorientamento e la demotivazione che tale scelta produrebbe di riflesso in tanti soci attualmente attivi.

In alternativa, come indicato in alcuni paragrafi della relazione,ritengo vada percorsa con decisione la strada della semplificazione burocratica-normativa interna ed esterna,soprattutto al fine di dotare un numero sempre maggiore di soci di buona volontà di un bagaglio di conoscenze e consulenze essenziali,mirate alla gestione in autonomia delle tante incombenze, amministrative, progettuali, gestionali.. che l'attività anche periferica del sodalizio sempre più comporta,

Quindi puntare sulla valorizzazione dei quadri associativi con specifici momenti formativi ,lavorare per la predisposizione di centri di consulenza e supporto legislativo, normativo, amministrativo, abbinata alla produzione di sussidi e materiali facilmente consultabili, modulistiche standard,e ..e quanto altro possa dimostrarsi utile e facilitativo.

Muoversi in questa direzione forse significa continuare lungo un sentiero difficile ma che sicuramente ben conosciamo,le novità e le scorciatoie proposte nascondono insidie ben peggiori.

Contributo personale di:

Lanzoni Carlo . AE 357

Socio dal 1992 della Sezione di Rimini

Consigliere nel Direttivo di Sezione