CAI di domani. Parliamo di giovani

Il mio contributo si articolerà per punti, forse poco armonizzati tra loro, ma credo possano stimolare un confronto.

La definizione. Parliamo di Giovani, credo che ognuno, che si esprima in merito, abbia nella sua testa una o più definizioni o categorizzazioni, differenti tra loro e, a volte, contraddittorie.

Se si vuole parlare di un tema è fondamentale, a mio parere, che tutti sappiano chiaramente di cosa si sta parlando, di chi si sta parlando.

Altro aspetto, altrettanto importante. Quale materiale stiamo utilizzando durante il confronto. Esperienza personale? Bene! Su quali numeri e su quale casistica? Usiamo pareri personali o basati su dati della letteratura? Sembra banale, ma fa la differenza! Parlare per sentito dire, per sentimento comune o strettamente personale, di solito ha, o dovrebbe avere, scarso peso sulle decisioni importanti (programmazione, verifica, progettazione, confronto, etc). Già! Di solito il “parere degli esperti” giace all’ultimo posto nelle metodiche che portano all’elaborazione delle Linee Guida (che tanto spesso vengono citate o auspicate).

Se mi è concesso, contesto l’uso di un appellativo rivolto ai Giovani da nostro PG Martini. Considerarli “giacimento”, spero non sia un lapsus freudiano, è una contraddizione in termini evidente. Il “giacimento” è qualche cosa di vecchio, di privo di vita, che giace, appunto, in quanto fossile (carbone, petrolio, etc), che comunque si è formato nelle ere precedenti alle nostre. Per il futuro proporrei di accomunarli ad una sorgente d’acqua, più fresca, spumeggiante, mai uguale, e comunque identificabile come risorsa ed ecologicamente sostenibile. I Giovani, che io conosco, e sono così in tutto il mondo, se messi nelle stesse condizioni ambientali e sociali, sono, dicevo, vivi, sempre in fermento, attivi, mutevoli e malleabili, in crescita, per definizione, curiosi, dalle potenzialità infinite, che necessitano di attenzioni, di programmazione, di progettazione, di rispetto, di affetto, di comprensione, di opportunità, di ACCOMPAGNAMENTO!

Forse varrebbe la pena ricordare che il CAI ha approvato, qualche anno addietro, un “Progetto Educativo”, vale la pena leggerlo, bene, non di corsa, e ponderarlo. Potrebbero venire idee appropriate.

A proposito di malleabilità. Ne esiste una cerebrale, vogliamo parlarne? Una “evolutiva” ed una “adulta”, interessante vero? Ci saranno delle differenze su cui soffermarsi.

Un altro motto che personalmente butterei definitivamente nel cestino è “ I giovani sono il nostro futuro!” A me suona come presa in giro, con tutto il rispetto per chi la pensa così. Noi e i nostri predecessori abbiamo costruito, o permesso che venisse costruito, il mondo attuale, dove i giovani hanno ben poco futuro, palesemente poco edificante: disastri ecologici a raffica, deforestazione, cambiamenti climatici epocali, mancanza di lavoro e prospettive, etc. Di questo se ne è accorto anche il presidente Obama! Detto ciò, di cui tutti siamo consapevoli, vale la pena cominciare a ragionare su “COSA E COME possiamo fare NOI per i Giovani”, mi dà una migliore prospettiva, è resiliente, da speranza, a mio parere. Senza speranza è difficile programmare un futuro.

Come iniziare. Quasi banale: studiare (quanti tra coloro che parlano di Giovani hanno letto qualche cosa in merito, scritto di recente, negli ultimi 3-4 mesi?), consultarsi, allargare il confronto a molti, magari del settore specifico (qui mi si dirà che il Congresso è fatto apposta!) prima di esprimere pareri trancianti e vincolanti. Dovrebbe essere di primario interesse conoscere i Giovani d'oggi attraverso gli apporti di varie fonti e le ricerche svolte nel mondo. Non basandosi su convinzioni soggettive, autoreferenziali, recuperate dalla memoria. Nè i “secondo me”, né i “ai miei tempi” potranno confrontarsi con gli aspetti caratterizzanti i nostri adolescenti e le conoscenze del settore degli ultimi 15-20 anni. Diventa importante dare risposte, o per lo meno, essersi posti di fronte ad una foto recente di adolescenti che vivono o rifuggono di vivere in una Società che pur esaltando il loro “narcisismo” li rende più fragili, più insicuri, più ansiosi, “spaventati a morte” dal futuro, incapaci di gestire l'infelicità, ma attivissimi a costruire una fulgida, falsa, immagine esteriore “confezionata” dalla quale non traspaiano i veri sentimenti (negati), tanto da poter essere individuati come “generazione va bè!”. Occorre aggiungere anche un “selfie”! Una foto dei Genitori (noi) che qualcuno ha definito “genitori elicottero”. C'è di che discutere e chiarire! E smettiamo di chiamarli “bamboccioni”.

Concordare la “politica” del CAI nei confronti dei Giovani, in modo chiaro ed esplicito, con finalità e metodi chiari e perseguibili, rivedibili periodicamente e modificabili nel tempo. Perché i Giovani di cui stiamo parlando fanno già parte di ieri, domani saranno altro.

Ma la “struttura” altamente piramidale del CAI è ancora confacente alla mentalità dei Giovani? E’ attraente e comprensibile? Oggi in era digitale vale il “peer to peer”, la trasversalità, la condivisione, la collaborazione, il “bottom up”, e, se non sbaglio, il “valore” è dato dalla voglia di esserci e di mettersi in gioco accrescendo il valore del gruppo o del progetto. Il “top down” circola poco, anche se resiste bene. Ma quanto e come incide la digitalizzazione sull’essere Giovani?

Forse è a questo che si riferisce il PG Martini quando dice che bisogna avvicinare la base (i Soci, le Sezioni) alla Struttura Centrale.

Da varie fonti si apprende che i Giovani sono sensibili ai temi della Natura, alla Socialità, alla Sperimentazione.

Il CAI per i Giovani vuole abbracciare la teoria “dell’homo aeconomicus”, finalizzata allo scopo ed al proprio tornaconto, come proposto in varie occasioni da qualcuno? Purtroppo i bambini ed i ragazzi adottano altre teorie per prendere le loro decisioni ed adottare comportamenti. Poi crescendo si può anche imparare dagli adulti. Forse bisognerà scegliere e decidere in merito.

E quando abbiamo le proposte come ci si relaziona con loro, in questa fase di “liquidità” in cui il rapporto non è più basato sulla “piramidalità” ma sulla relazione. Forse gli Adulti CAI dovrebbero cominciare a ragionare a tal proposito. Quale allora sarà la loro funzione e come svolgerla, che stile adottare?

A proposito, fuori c’è un mondo pieno di esperienze (che per certi versi potremmo anche chiamare emozioni!) che condizionano i Giovani in modo continuo e costante e da queste sono plasmati ed indirizzati. Ma non sempre tutto è adeguato e corretto e porta al finale sperato.

L’Adulto come “porto e trampolino sicuro”, esempio di “attaccamento sicuro”, ci suggerisce qualche cosa?

Noi siamo quella Società che li plasma e indirizza. Le “nuove” famiglie, le modalità relazionali all’interno della stessa, la figura del padre, “l’autorità” persa /recuperata (?), le figure di riferimento. Etc, etc. Sono tutti argomenti Giovani. Ragioniamoci.

L’uomo CAI non è solo “tecnico” o solo dirigente o programmatore o…. E’ un uomo nella sua interezza, fatta di cultura, emozioni, tecnica, relazioni, valori, etc. Questo dualismo è da abbandonare, a mio parere, perché anacronistico e privo di senso, magari comodo per gestire le persone, ma sicuramente non funzionale per approcciare ed accompagnare i Giovani nel LORO cammino verso uno status di adulto per loro soddisfacente e adeguato.

Proprio perché le parole hanno un loro specifico significato, preferisco “accompagnare” non “istruire”, sono scelte personali, a ognuno decidere cosa preferire. Accompagnare in un’ottica chiaramente di “servizio”, nel senso più laico del termine, “essere utile”, avendo uno scopo, perché ci si prende cura (I care). Anche il CAI dovrebbe, per certi aspetti, decidere se “essere utile” alla collettività a 360 gradi, oppure “essere utile” solo ad un cluster di iscritti, è una scelta, la maggioranza (?) decida, poi ognuno deciderà in coscienza.

Credo di aver detto tante cose, molte ancora da dire, ma disponibile a farlo.

Qualcuno si sarà sentito le puntine sotto i glutei, mi spiace.

Prima di cestinare questo scritto, provate a ragionare sulla plasticità cerebrale (molto è scritto in giro) potrebbe aiutare a cambiare l’angolo di visione da cui affrontare l’argomento Giovani.

E’ vero ho parlato di Giovani, plasticità, malleabilità, famiglie, emozioni, accompagnamento… sono Pier Luigi Zambonati, Accompagnatore di Alpinismo Giovanile, socio della Sezione di Argenta, componente della CTERAG, pediatra.

CIAO!