VOLONTARIATO E TRASPARENZA

Contributo del direttivo della Sez. di Brescia per il 100° Congresso del CAI

Questo documento è condiviso e sostenuto anche dalle sottosezioni di Nave, Provaglio d'Iseo, Manerbio e Gavardo.

Nel considerare l’argomento “volontariato e trasparenza” ci si accorge che la inscindibilità delle due categorie   consegue da un legame di causalità nel senso che la trasparenza discende direttamente, quasi intuitivamente, da un volontariato integralmente inteso. Questo perché “volontariato” si riferisce ad uno status, ad un modo di essere che inerisce alla persona. I concetti di base del volontariato sono essenzialmente due: l’essere per l’altro e la gratuità. Ad essi conseguono tutta una serie di caratteristiche che contribuiscono ad arricchire di attributi lo status di volontario.

L’essere per l’altro, di necessità comporta la negazione dell’essere per sé. Essere per l’altro è una apertura, un mettersi a disposizione, un restare a servizio, essere inclini alla condivisione, un dare per non ricevere, una offerta di competenza all’altro e alla associazione con un beneficio che non riguarda il sé. E’ il presupposto perché si stabilisca un rapporto di solidarietà e ci si collochi in una posizione di accoglimento che sono utili alla risoluzione dei conflitti, al confronto dialettico e di crescita reciproca, a non cadere vittima del pregiudizio. La prevalenza di un rapporto con l’altro di necessità rende preminenti i temi legati alla comunicazione corretta a alla vita associativa. Essere per l’altro è quindi un modo di essere che può intendersi come stile di vita.

La seconda categoria inerente all’essere volontario è quella della gratuità. Essa viene intesa sia come assenza di retribuzione per le prestazioni del volontariato sia come atteggiamento etico che privilegia il fine solidaristico ed altruista rispetto a quello utilitarista. Parlare di gratuità per il volontariato vuol dire giocare in casa, mettersi subito nell’ottica di affrontare il problema dal punto di vista etico, psicologico, valoriale più che da quello volontario. Da questo punto di vista, l’azione del volontario, attuandosi nella rete relazionale con l’altro, nella sua gratuità, non può che essere trasparente.

Ci si può chiedere quale sia la ricaduta di queste considerazioni su una Associazione come il Club Alpino Italiano. Lo status di volontario dovrebbe permeare tutti gli associati nel senso che l’appartenenza ad una Associazione non significa derivarne un beneficio solo per sé, ma anche (e soprattutto) per l’Associazione a cui si appartiene. E’ fondamentale, per una buona azione volontaria, che vi sia anche il senso della identità e della appartenenza. Un senso che, oltre al singolo socio, deve essere bagaglio indiscutibile degli operatori, affinchè nella consapevolezza della appartenenza trovino la spinta motivazionale ad essere volontari nei modi testè accennati.

L’essere per l’altro, e quindi mettersi al servizio, è ancora più richiesto laddove vi sia una “amministrazione”. Amministrare è verbo che appartiene all’area semantica del “minus” latino – colui che è di meno, ovvero “colui che al servizio di”.

Deve essere anche chiaro che ragionando in termini associativi tutti i temi inerenti al volontariato come modo di essere, la condivisione, la solidarietà, la partecipazione etc devono precedere i temi della operatività e del fare. Una corretta e buona operatività deve avere i presupposti della consapevolezza di questa modalità di essere.

Essere e saper essere sono quindi i fondamenti del saper fare e del saper far fare. In questa ultima locuzione è racchiusa anche  tutta la valenza pedagogica di cui un volontariato trasparente può essere fonte.