Il Consiglio Direttivo della Campania, ascoltato le riflessioni dei Soci è giunto a questa conclusione: la struttura di base del CAI deve rimanere quella volontaristica di sempre, quella, insomma, del Club dove vivono grandi valori, senza vergognarsi del contenuto “affettivo e romantico” della tessera; in quanto a convenzioni e accordi con Enti Pubblici o Privati, perché il CAI possa portare avanti compiti istituzionali quali il Soccorso Alpino e Speleologico o quelli che  la legge affida al CAI, come il provvedere “al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche”, sono necessari in quanto per compiti così onerosi  non è pensabile che i volontari con i loro soli modesti mezzi economici, possano contribuirvi.

             Se il CAI perde la purezza della sua struttura volontaristica si perderanno quelle risorse che ci rendono grandi: i tanti soci vecchi e giovani che rendono le sedi pronte e accoglienti, che organizzano attività, corsi o che riordinano le biblioteche sezionali, tanto per citarne qualcuna, si sentirebbero sviliti e demotivati di fronte a coloro che invece percepirebbero un qualche contributo per le loro prestazioni a meno che non si delineano bene i ruoli istituendo un Albo apposito con tutti il sistema che ne conseguirebbe, diventando altro.

            I nuovi soci, in particolare giovani, vengono al CAI e mettono a disposizione il loro tempo libero: è questa la passione che traina la crescita delle Sezioni,  in particolare nei centri più piccoli, capoluoghi di provincia e non, dove il CAI diventa un vero e proprio polo di attrazione per la miriade di attività culturali, escursionistiche e ricreative che, in un solo tempo, nessun’altra associazione è in grado di offrire a livello locale.

              Sono forse quelli che si avvicinano al CAI in età adulta a chiederci un’organizzazione che si ricalca di più  un’agenzia turistica che quella di un Club, inteso nel senso letterale del termine come ”Associazione di persone accomunate dalle stesse finalità culturali, educative, ricreazionali” ma è evidente che non è questo il compito del CAI.

               Il CAI vive e si alimenta del lavoro svolto dai tanti volontari nelle Sezioni e non dei grandi proclami o delle grandi manifestazioni organizzate a livello regionale e nazionale, talora poco sentite dalla base dei soci.

             Se il CAI comprenderà la centralità delle Sezioni, facilitandone l’attività a tutti i livelli e semplificandone il più possibile le procedure burocratiche, che diventano sempre più martellanti e che rischiano di soffocare il compito del segretario e non solo, potrà continuare a crescere e a svolgere il suo ruolo propositivo e attivo in favore dell’ambiente montano e del territorio tutto.

             Vorremmo richiamare infine un aspetto associativo che, pur essendo descritto  nell’art. 1 del nostro Statuto: “Il Club alpino italiano ha per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”,  viene trascurato nel campo della divulgazione, della ricerca e della educazione ambientale,  lo studio e alla difesa dell’ambiente naturale montano, la rete escursionistica a livello nazionale, siamo gli ultimi nella digitalizzazione, saremmo dovuto essere i primi  e non abbiamo ancora seriamente pensato di recuperare in tempi brevi e soprattutto un serio progetto per i più piccoli, il vero domani del CAI.

               I soci CAI percorrono il territorio montano della Penisola in modo capillare e in grandi numeri, sicché, istituendo una sorta di “chi l’ha visto” i soci potrebbero segnalare, anche mediante fotografie, gli aspetti scientifici più vari e di aprire un confronto e dibattito non solo agli addetti ai lavori ma anche ai semplici appassionati, mediante l’utilizzo di piattaforme comuni d’informazione che potrebbe avere come obiettivo un Osservatorio ambientale.

            Questo, oltre a contribuire alla salvaguardia e alla conoscenza degli aspetti più svariati del territorio montano, fornirebbe nuovi stimoli non solo alle attività escursionistiche dei soci ma ad una vera e propria ricerca scientifica riconducendo peraltro il nostro sodalizio alla antica tradizione ottocentesca, allorquando le escursioni CAI non erano effettuate solamente per il diletto dei soci ma anche e soprattutto per rilevare quei dati di fisica terrestre o di storia naturale di maggiore interesse o ahimè oggi il dissesto ambientale.

            Siamo, però, consapevoli dei bisogni dell’attuale società, soprattutto quelli dei giovani e in una realtà turistica come la Campania dove ormai gli escursionisti diventano sempre più presenti in montagna spuntano numerosi gruppi di accompagnatori le “guide” che ormai anche nei paesini più interni hanno compreso quale risorsa economica possa diventare la montagna, pertanto, potremmo occuparci della formazione e stabilire  contatti  incisivi con il territorio per insegnare un corretto comportamento ed essere punto di riferimento per tutto ciò che concerne la visitazione di un sentiero e del territorio.

 

 

                                                               Presidente Regionale Raggruppamento CAI Campania

                                                                                         Anna Maria Martorano