La forza dei valori del CAI.

Contributo di un gruppo di soci al 100° Congresso del Club Alpino Italiano

​Il documento che segue è stato presentato all'Assemblea Regionale dei Delegati della Lombardia e proposto alla sottoscrizione dei soci che ne condividono il contenuto e lo vogliono sostenere in occasione del 100° Congresso. Alla data del 26/10/2015 le firme raccolte sono 132 ma chiunque può scrivere a congresso@caibrescia.it per richiedere il modulo per promuoverne la raccolta.


“Il Club Alpino Italiano ha per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

Da oltre 150 anni i soci di questa associazione libera e democratica frequentano la montagna nel senso più ampio del termine, insegnano a frequentare la montagna in modo consapevole, difendono il loro diritto al frequentarla liberamente, si adoperano con grande senso di altruismo al soccorso degli infortunati, studiano il territorio montano e contribuiscono al tentativo di mantenerlo integro partecipando attivamente alla sua tutela, costruiscono e mantengono i rifugi e i sentieri, quale presidio territoriale e culturale, diffondono i propri valori.

L’essenza del Club Alpino sta in questo: oltre 150 anni di molteplici storie umane, fatte di gioie e soddisfazioni, di fatiche e sofferenze con il minimo comune denominatore della passione per la montagna e della forza del volontariato, a scrivere un’unica grandiosa storia sociale che la società civile da sempre osserva e stima con rispetto e come elemento di riferimento.

 

Il CAI è una libera associazione di volontari.

Significa che i soci aderiscono spontaneamente e danno vita ad una comunità che condivide le finalità  da raggiungere e  i valori che ne animano l’agire.

In una comunità, in passato, si  nasceva e si viveva; ora, nella società sempre più individualistica, vi si entra per scelta. La comunità si caratterizza per essere integrata mediante valori comuni e condivisi.

Come accade nella  società, anche nella nostra comunità i valori tradizionali rischiano di perdere di significato, quindi, di dissolversi. Ci è richiesto un impegno costante per riscoprirli, recuperarli e, se necessario, rinnovarli.

E’ per questo che ne stiamo parlando. Li elenchiamo e ne esplicitiamo il significato:

Volontariato e gratuità.

Il volontariato non è il luogo delle buone azioni di valenza  altruistica ma rappresenta una modalità di scambio diversa da quella del mercato dove si incontrano domanda e offerta: il “lavoro” del volontario è lo strumento attraverso cui il socio contribuisce al progetto comune che liberamente ha scelto. Il lavoro di tutti i soci ha pari valore, perché ognuno contribuisce, collettivamente, anche se diversamente, al raggiungimento degli scopi condivisi.  

E’ il progetto comune che anima l’azione, essa non ha valore in sé: diversamente andremmo in montagna individualmente.

Il tempo che ogni socio dedica è prezioso: tutte le competenze sono necessarie e utili.  La remunerazione non è mai economica, ma è insita nella gratificazione del socio per  aver contribuito a costruire il progetto comune.

Il paragone con la famiglia calza per affinità: i genitori che accudiscono i bambini non monetizzano le cure dedicate ai figli, ma, senza contare il tempo e stabilire un mansionario, si dedicano a costruire il futuro della prole. Ci si può avvalere di una baby sitter o di una badante, ma non si appaltano in toto compiti così fondamentali anche per se stessi.

Nel CAI si delegano ai professionisti alcune attività specifiche alle quali non si riesce a far fronte con forze proprie; questa scelta avviene solo in via residuale, poiché il cuore  delle attività, la loro progettazione e gestione resta in capo ai soci volontari che sono titolari degli obiettivi. Diversamente questi ultimi  sarebbero tesi al guadagno personale e, comunque, differenti da quelli associativi.

Trasparenza.

E’ un obbligo di legge per gli enti pubblici ma in un’associazione non va intesa in senso burocratico. E’ infatti un elemento cardine, di rilevanza etica per tutti, che consente di agire correttamente gli uni nei confronti degli altri, attraverso l’esplicitazione, anche formale, di finalità, modalità d’azione e criteri di scelta. Le decisioni prese all’interno dell’associazione devono essere improntate al principio di trasparenza a tutti i livelli.

Nello specifico tema del volontariato, qualora si ritenesse di ricorrere all’attività di collaboratori retribuiti, è necessario un percorso di valutazione chiaro, esplicito ed evidente con relativa formalizzazione dei passaggi decisionali che devono essere improntati a criteri di economicità, qualità, trasparenza e attenzione sostanziale, volti ad evitare i conflitti di interessi, comprensibili e approvati dalla base associativa.

Partecipazione e uguaglianza.

La partecipazione attiva dei soci consente di soddisfare i bisogni dell’associazione (quindi dei soci stessi).  I bisogni associativi,  in passato, erano quelli legati alle attività delle sezioni ed erano soddisfatti dai ruoli dirigenziali e dai ruoli tecnici dei titolati. Ora si rilevano ulteriori bisogni suscitati dalla  cresciuta complessità del nostro Sodalizio al pari di quella della nostra società che richiede il  coinvolgimento e il contributo alla vita e alla gestione associativa di soci con competenze particolari.

Dilatare l’area della partecipazione permette di meglio comprendere i reali bisogni dell’associazione,  permette di recuperare il senso di comunità, di far circolare le idee e le disponibilità, di dare valore e riconoscere il senso del lavoro di tutti. Permette anche di superare il corporativismo  e le contrapposizioni che sono il frutto di  chiusure e spirito di prevaricazione che non hanno ragion d’essere nel CAI.

E’ necessario migliorare i processi partecipativi a tutti i livelli anche con attività formative e informative che possano contribuire al coinvolgimento dei soci “passivi” rendendoli più competenti, consapevoli e partecipi.

E’ necessario attivarsi a tutti i livelli per promuovere la partecipazione attiva dei soci alla vita associativa, rivolgendosi specialmente verso le giovani generazioni per aprirsi a nuovi modi di comunicare e a nuove idee, favorire il ricambio generazionale in tutte le strutture mettendo in campo sperimentazioni da condividere.

E’ necessario intraprendere un percorso di semplificazione basato sulla razionalizzazione delle norme interne al Sodalizio e, conseguentemente, dei processi organizzativi. La semplificazione favorisce la chiarezza, diminuisce la conflittualità e le criticità, favorendo  la disponibilità dei soci ad impegnarsi ed è ormai divenuta irrinunciabile. I nuovi strumenti informatici ci consentono di avere contezza delle competenze e professionalità dei soci, ampliando il numero di quanti possono quindi essere direttamente coinvolti nella vita associativa per fornire il loro prezioso contributo.

Condivisione  e solidarietà.

La condivisione è un modo di gestire le relazioni, i rapporti e l’azione che prevede di evidenziare la dignità culturale ed etica di quanto facciamo e dei valori che dichiariamo affinché questi abbiano senso e riscontro reale nella nostra associazione e di rifletterlo nella nostra società.

La solidarietà ci consente di vedere oltre il nostro orizzonte, prima personale, poi di sezione e via via più ampio, per contribuire insieme a risolvere i problemi comuni. Da questo “valore” possono nascere soluzioni nuove e inaspettate a problemi che potrebbero risultare insormontabili se affrontati singolarmente.

E’ necessario riconoscere  e far riscoprire il valore dell’impegno dei soci, di tutti i soci, e il ruolo importantissimo che ciascuno ha nel sodalizio: quello del socio che lavora in sezione  consentendo l’attività ordinaria; quello del  socio che dà una disponibilità occasionale supportando nei momenti più  impegnativi; quello di chi si iscrive e sostiene l’associazione condividendone i valori; quello del titolato che garantisce il livello di preparazione tecnica  e un’ adeguata formazione per affrontare il terreno specifico di cui il CAI si occupa e, ancora, quello dei presidenti, dei consiglieri, dei delegati e di tutti coloro che collaborano nella gestione ordinaria delle attività.

Superare i più che obsoleti campanilismi, che sono altro dal rispetto delle specificità, e condividere i problemi comuni, siano essi tra sezioni, tra organi tecnici e gestionali può dar luogo a soluzioni congiunte grazie alla condivisione delle risorse.

Libertà  e responsabilità.

Sono due concetti tra loro strettamente legati che stanno alla base dell’agire umano: ad ogni decisione assunta liberamente consegue l’onere, il merito o eventuale demerito, per quanto deciso o non deciso, fatto o non fatto, come singolo e come associazione. La nostra società attuale tende a rimuovere questi due “valori” cardine, rifugiandosi in atteggiamenti difensivi e deresponsabilizzanti,  preferendo aderire acriticamente a luoghi comuni anche con riferimento alla montagna.

La rinnovata e auspicabile riflessione che stiamo facendo ci porta alle seguenti conclusioni:

  • I valori non sono separati dai fatti della vita di soci e dall’essenza della nostra associazione, ne costituiscono l’insostituibile base d’appoggio: senza la loro forza attrattiva ed etica il nostro agire rischia di ridursi a semplice azione strumentale.
  • I valori fondanti il Club Alpino Italiano sono valori attuali, condivisi e con immutato diritto di cittadinanza, dotati di forza etico-culturale fondamentale per il futuro.  E’ nostro dovere esprimerli nel nostro agire e trasmetterli alle giovani generazioni, che possono, quindi, conoscere attraverso il CAI un modo di guardare alla montagna che sia gratificante, ricco di relazioni e aperto al loro contributo.
  • Nel volontariato non c’è una vita più preziosa di un’altra, ogni ora messa a disposizione ha un valore importantissimo e ogni socio attivo mette il suo mattone per la realizzazione collettiva del progetto associativo.
  • Il CAI non è un erogatore di servizi e i soci non sono fruitori di servizi regolati da un contratto di mercato: è necessario riflettere su questo principio, ma prima di tutto è necessario recuperarlo se non riscoprirlo.
  • Il volontariato del futuro per il  CAI è un volontariato libero, consapevole e rinvigorito, capace di assumere la responsabilità dei propri  valori fondanti, che riafferma, differenziandosi dall’approccio alla montagna e  ai rapporti umani caratterizzato da logiche economiche e di mercato proprie del mondo profit al quale il Club Alpino Italiano e i suoi soci non appartengono, né intende appartenere.
 
Franco Capitanio (socio Sezione di Lovere - Sottosezione di Darfo)  - Luca Frezzini (socio Sezione di Milano) 
Lorenzo Maritan (socio Sezione di Milano) - Antonio Palladini (socio Sezione di Mantova)
Renato Veronesi (socio Sezione di Brescia) - Renata Viviani (socia Sezione Valtellinese - Sottosezione di Valdidentro)