.... a proposito di Titolati e di Organi Tecnici Centrali

Paolo Zambon    Presidente Commissione Centrale per l’Escursionismo

Antonio Radice   Presidente Commissione Centrale Scuole di Alpinismo e SciAlpinismo

Diego Leofante   Presidente Commissione Centrale Alpinismo Giovanile

Rosi Merisio        Presidente Commissione Centrale per la Speleologia

 

Formazione

Una delle tante importanti attività del Club Alpino Italiano è aiutare e indirizzare la formazione di tutti coloro che, con vari interessi, vanno per montagne. II CAI nei propri corsi si preoccupa soprattutto di insegnare la sicurezza, il rispetto per I' ambiente, avvicinando la montagna in modo da trarne i massimi benefici spirituali e fisici senza portare danni ai difficili e delicati equilibri naturali delle alte quote. Questo importante compito è assolto in modo del tutto volontario da migliaia di Istruttori ed Accompagnatori nelle varie discipline, che si preoccupano con passione, competenza e pazienza di trasmettere la loro esperienza ai numerosi allievi che ogni anno frequentano i corsi del CAI. Insegnare ad insegnare la propria passione e la propria competenza è uno degli obiettivi che il CAI si è dato La copertura di esigenze cosi diversificate non può essere soddisfatta procedendo a caso o solo in base all'esperienza personale, ma deve essere il risultato di uno studio costante da parte dei Soci e dei Dirigenti dell' associazione. Ciò richiede una sistematica riflessione sui processi formativi allo scopo di sollecitare una vera e propria crescita delle abilità professionali degli Istruttori e degli Accompagnatori.

Si ritiene fondamentale impostare programmi innovativi di formazione e perfezionamento degli Istruttori e Accompagnatori che si occupano della preparazione degli allievi delle scuole del CAI attraverso un continuo miglioramento della progettazione didattica e una supervisione delle attività di formazione condotte su tutto il territorio, considerando sempre le differenziazioni locali e l'autonomia del singolo Istruttore-Accompagnatore nella scelta delle strategie e delle azioni didattiche che ritiene più opportune.

In Italia ed in Europa la figura dell'istruttore del CAI ha rappresentato una realtà molto particolare: ottima professionalità, buona capacita didattica, nessun corrispettivo economico. L' obiettivo primario degli Istruttori e degli Accompagnatori del CAI è quello di insegnare la sicurezza; si cerca in primo luogo di diminuire il numero degli incidenti in montagna attraverso l'insegnamento finalizzato, rendendo i partecipanti ai corsi e alle escursioni consapevoli dei pericoli che affrontano. Questo obiettivo si può considerare raggiunto perché, nonostante gli incidenti che ogni tanto fatalmente avvengono durante le nostre attività, è fuori dubbio che frequentando i corsi organizzati dalle Sezioni e dalle nostre Scuole si acquista il rispetto per la montagna e le precauzioni necessarie per diminuire i rischi. Questo concetto è alla base di tutte le proposte e le attività del CAI ed è profondamente condiviso dai volontari che, sempre più numerosi, compiono un lavoro realmente utile nei confronti di chi utilizza i servizi del CAI. Oltre a quello di sentirsi parte di un «grande» Club, tanti altri sono i motivi che spingono un "volontario" a dedicarsi all' insegnamento presso le Scuole o dalle Sezioni del CAI: passare il proprio tempo libero in un ambiente stimolante e grandioso come la montagna, avere la possibilità di fare esperienze insieme ai più svariati compagni di escursione, provare il piacere di poter trasferire ad altri le proprie conoscenze. Le persone che amano insegnare ricavano una soddisfazione profonda nel vedere che, grazie alla loro opera, gli allievi imparano, migliorano le proprie conoscenze, acquisiscono abilità, guadagnano la propria autonomia, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza.  Il volontariato rimane quindi un elemento centrale nella cultura delle Scuole del CAI e delle Sezioni e la persona trova il suo appagamento nella responsabilità sociale del ruolo, nell'affiatamento con i compagni e nel piacere dell’escursione. Diventare Istruttori o Accompagnatori non vuol dire tanto ricevere il riconoscimento delle attività svolte e delle abilita tecniche maturate, quanto acquistare la consapevolezza delle responsabilità e la coscienza dei doveri che il ruolo comporta.

La formazione è indispensabile per essere sempre più consapevoli sui rischi e sulle responsabilità che l’attività comporta;  essa deve essere sempre improntata su alti standard qualitativi e non essere fine a se stessa, ma commisurata alle esigenze e ai bisogni dei soci; in questo senso può senza dubbio essere semplificata, ma semplificazione non deve equivalere a banalizzazione; il coordinamento e le attività congiunte fra i diversi organi tecnici possono senza dubbio favorire processi formativi migliori, meno onerosi e più specifici. La formazione non deve essere argomento che riguarda i soli Organi Tecnici ma coinvolgere tutta la classe dirigenziale del sodalizio per le attività e le funzioni che ogni socio attivo è chiamato a svolgere. La formazione non deve essere solo di tipo tecnico e culturale , ma deve altresì interessare gli aspetti legati alla comunicazione, divulgazione e pubblicizzazione; dobbiamo essere capaci di trasmettere il nostro essere, dare maggiore visibilità al nostro operato, farci di più conoscere per quello che siamo sia all’interno del CAI ma soprattutto all’esterno.

Valore dei titolati

Dobbiamo riconoscere appieno il valore dei Titolati e dei loro Organi Tecnici, smettendola una volta per tutte di definirli "tecnocrati" o imbevuti di "tecnocrazia"; la storia del nostro sodalizio è per la maggior parte incentrata sulla storia e sulla attività dei nostri Titolati e dei nostri Organi Tecnici; l’attività principale delle scuole di ogni disciplina consiste nell’organizzare corsi in grado di attirare nuovi soci e di trasmettere loro tutto il nostro sapere, al fine di consentire la frequentazione della montagna in libertà, in forma autonoma, sulla base delle proprie capacità e in consapevolezza; trasmettere loro ideali e valori, trasmettere loro la nostra passione e la nostra esperienza; percorsi formativi a favore dei soci, impegnativi ma basati sulla qualità e sulla serietà, e che non possono essere confusi e sostituiti da forme che hanno il solo scopo di pubblicizzare o sensibilizzare alla frequentazione dell’ambiente montano; solo attraverso l’attività degli Organi Tecnici, potenziando il rapporto con le Sezioni, si può essere attrattori di nuovi soci; garantire agli Organi Tecnici una vera autonomia funzionale che permetta loro di essere sempre pronti alle esigenze e richieste della società e al passo con gli sviluppi della scienza e della tecnica. In particolare si sottolinea come un Istruttore, ed un Accompagnatore devono essere riconosciuti non solo all’interno del CAI, per lo "stile" che caratterizza il proprio operato, che deve riflettere "passione per la montagna", "entusiasmo", "attenzione", "concretezza", "credibilità" ed essere coscienti che tutti gli Accompagnatori ed Istruttori rappresentano un punto di riferimento sul piano tecnico, etico e morale e dovrebbero essere considerati dagli altri un modello da seguire. Nel contempo sosteniamo però che gli Istruttori, e gli Accompagnatori, non devono sentirsi "arrivati" dopo aver conseguito "il titolo", evitando di svolgere il ruolo, sia nei confronti degli allievi che degli altri Accompagnatori – Istruttori ma anche nei confronti delle Sezioni e dei Soci in genere, avvalendosi della presunta autorità derivante da un riconoscimento formale.

Semplificazione

Si impone un’attenta e intelligente riflessione sugli aspetti normativi che interessano la nostra associazione; vi sono norme di livello nazionale o regionale che regolano quasi tutti i campi del nostro operato; non si può certo venire meno al rispetto e all’applicazione di dette normative ma la nostra attenzione in quanto associazione portatrice di interessi diffusi deve essere rivolta verso il legislatore, partecipando ai tavoli di consultazione per fare emergere le esigenze e le necessità al fine di definire un quadro normativo che incentivi la nostra azione e non la mortifichi. Nel nostro interno si deve procedere ad una revisione dei regolamenti oggi vigenti affinché siano chiari, essenziali e applicabili; regolamenti la cui applicazione risolva i problemi e non che ne generi ogni qualvolta vi si debba ricorrere; regolamenti la cui deroga o modifica debba essere caso eccezionale e non la costante. Oggi per gli Organi Centrali, con esclusione di quelli tecnici, vigono 12 regolamenti, statuto compreso; se vogliamo un club che funziona, dovremmo limitare la nostra normativa allo Statuto, contenente tra l’altro il codice dell’etica di associazione e dell’etica del socio, e a un testo unico di regole per il funzionamento degli organi; le regole del Bidecalogo dovrebbero fare parte del codice etico e non limitarsi a delle semplici dichiarazione di intenti.

 

I Titolati sono per una società aperta alla solidarietà e alla cittadinanza attiva e pertanto chiedono una :

- maggiore sensibilizzazione ai valori dell'associazionismo,

- un maggior sensibilizzazione all'apporto volontario nelle Sezioni, nelle Scuole e negli Organi Tecnici centrali,

- la valorizzazione di progetti che incentivano i rapporti solidaristici e di rete con realtà simili e limitrofe,

- il privilegiare l’escursione di gruppo come metodo di condivisione dell'esperienza,

- una preparazione qualitativa ed uniforme sul territorio nazionale dei volontari al lavoro presso le Sezioni, le Scuole e gli Organi Centrali con una formazione mirata

- una comunicazione moderna ed efficace