Buongiorno,

l’A.G.R.A.P, Associazione Gestori Rifugi Alpini del Piemonte, nell’augurare buon lavoro ai partecipanti e alle partecipanti al 100° congresso del Cai, desidera portare il proprio contributo alla discussione relativa alla gestione delle strutture del Club Alpino Italiano.

Le associazioni dei gestori esistono in diverse Regioni e rappresentano una categoria di professionisti, con le loro esigenze e le loro specificità. La nostra Associazione conta circa 70 aderenti sul territorio piemontese, in larga misura gestori di rifugi Cai, ma anche di rifugi privati o di proprietà di enti pubblici.

Il nostro intento è di rafforzare la collaborazione con il Cai, perché le strutture siano sempre più accoglienti, funzionali e rispettose della complessa normativa che regola l’esercizio del nostro lavoro.

Desideriamo porre all’attenzione del Congresso e dei gruppi di lavoro due riflessioni:

1. Adeguatezza dei contratti che regolano i rapporti tra Cai e gestori di rifugi. Il panorama è estremamente eterogeneo, perché i rapporti tra Sezioni e gestori sono affidati a convenzioni, affitti di ramo d’azienda, contratti di tipo commerciale, ecc. La durata del contratto è variabile, spesso penalizzante per il gestore: è evidente che per portare frutto, una gestione richiede un numero congruo di anni. Abbiamo assistito, sempre più frequentemente, a gestioni affidate per un anno o due, con facoltà o meno di rinnovo. Pensiamo che, laddove una gestione si sia rivelata positiva e abbia dato garanzie di affidabilità, occorra assicurare un’adeguata durata temporale. Inoltre, non di rado, nella scelta del gestore ha pesato più l’aspetto economico (offerta di un affitto elevato) a scapito della professionalità dell’offerente. Noi siamo dell’avviso che gestori non ci si improvvisa, che si tratta di una scelta professionale importante, fortemente condizionante la vita privata di chi la esercita. Molti di noi, nello svolgimento del proprio lavoro, hanno investito in termini professionali ed economici anche al di là di quanto di competenza, sostenendo il Cai quando migliorie, adeguamenti, integrazioni risultavano complessi e onerosi. Invitiamo i partecipanti al Congresso a riflettere sulla necessità di regolare la stipula dei contratti, anche attraverso la proposta di un contratto-tipo che  possa sostenere le sezioni (chiamate a dirimere questioni sempre più tecniche e cavillose) nelle proprie scelte di affidamento, lasciando il necessario margine alla negoziazione del singolo caso, ma garantendo l’accordo nei termini normativi e regolamentari corretti. La complessità delle norme e dei vincoli richiede sicuramente l’intervento di esperti (avvocati, commercialisti, ecc.) che suggeriscano strumenti adeguati sia alle sezioni che ai gestori per concordare nel modo più efficiente e funzionale la conduzione dei rifugi di proprietà del Cai.

2. Professione Gestore di Rifugio: strettamente collegato al punto  precedente, è il riconoscimento professionale della figura del gestore di rifugio (in alcune regioni si è provveduto a istituire un Albo dei gestori, anche in relazione all’autonomia legislativa). Proprio perché gestori non ci si improvvisa e il quadro di competenze necessarie è molto articolato, riteniamo che riflettere su questi aspetti sia fondamentale per parlare la stessa lingua, presupposto di una collaborazione proficua. Sia i gestori di rifugio che i proprietari delle strutture sono oggi chiamati ad affrontare condizioni lavorative e contrattuali in passato non prevedibili, di conseguenza sono entrambi di fronte all’obbligo di un cambio di mentalità. “Salire” a gestire un rifugio alpino non può più essere visto come una sorta di “fuga” da una realtà troppo opprimente: i rifugi alpini sono sottoposti agli stessi vincoli e agli stessi controlli di qualunque esercizio. Per il futuro di queste strutture si rende obbligatoria la certezza di avere professionisti seri e preparati alla loro conduzione. Il nostro lavoro, esercitato sul filo della passione, si confronta quotidianamente con la smisurata mole degli adempimenti richiesti (rispetto ai quali non godiamo di deroghe particolari, salvo alcuni aspetti sui quali il Cai ha saputo porre le dovute istanze già a livello normativo, vedi l’antincendio), con il cambiamento dei frequentatori della montagna, con l’evoluzione dei modelli organizzativi.

Crediamo che il dialogo con il CAI, in qualità di proprietario e nostro principale interlocutore con cui condividiamo finalità e obiettivi, sia indispensabile ad affrontare questo cambio di mentalità e per arricchire il servizio e le proposte che rivolgiamo a chi frequenta le nostre montagn

                                                             

                                                                                                   Il Presidente e il Consiglio direttivo dell’Agrap

                                                                                                     Massimo Manavella