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Lo sviluppo dei territori montani è determinato dal concorso di diversi fattori che devono integrarsi tra loro: agricoltura multifunzionale, manifattura, servizi e turismo. Va sostenuta e incentivata la creazione di piccole imprese, anche concedendo una fiscalità agevolata.

CON QUALI INIZIATIVE SI PUO’ RENDERE POSSIBILE LA CREAZIONE DI NUOVI POSTI DI LAVORO SIA SULLE ALPI CHE SUGLI APPENNINI?

Il turismo è una risorsa importante, ma in diverse situazioni assistiamo a un eccesso di presenze che gravano su territori fragili. Si pone quindi sempre con maggior evidenza la necessità di governare i flussi turistici.
La promozione turistica è affidata a regioni, comunità montane, aziende turistiche locali.

PENSI CHE LE SEZIONI E I GRUPPI REGIONALI DEBBANO ESSERE DISPONIBILI A COLLABORARE PER PROMUOVERE UN TURISMO DESTAGIONALIZZATO, RESPONSABILE E REALMENTE SOSTENIBILE?

CON QUALI STRUMENTI SI PUÓ PROMUOVERE UN TURISMO RESPONSABILE IN MONTAGNA?
QUALI COSE INVECE SI DOVREBBERO EVITARE?

I sentieri rappresentano la più importante infrastruttura a basso impatto per il turismo locale e quindi sono anche motore di sviluppo economico.
I cammini sono sinonimo di turismo lento, responsabile e vantaggioso per le comunità locali.
Permettono di conoscere il territorio e stimolano la creazione di punti di accoglienza sostenendo la piccola economia.

IL SENTIERO ITALIA CAI E’, SECONDO TE, UN MODELLO DI FRUZIONE RESPONSABILE DEL TERRITORIO E DI TURISMO SOSTENIBILE?

CHE RUOLO PUO’ GIOCARE IL CAI NEL RAPPORTO CON LE PUBBLICHE ISTITUZIONI PER PROMUOVERE UNIFORMITA’ DI LEGGI, REGOLAMENTI, SEGNALETICA, GESTIONE DELLA SENTIERISTICA ECC.?

7 Commenti

  • Marco Paolucci ha detto:

    Molti sognano la vita in un borgo montano. Qualcuno la vorrebbe realmente. Per quasi tutti è difficile applicarla. Cerco di dare un contributo rispondendo trasversalmente alle domande proposte, singolarmente mi viene difficile analizzarle.

    Gli esempi citati da Francesco nel commento del 2 settembre sono ammirevoli e degni di nota. Ma non si potrà contare sempre su persone con un senso imprenditoriale, con un’idea interessante e che, soprattutto, hanno potuto scegliere, poiché forse avevano una buona posizione economica quando l’hanno lasciata, e conoscevano i meccanismi capitalistici della domanda/offerta che hanno sfruttato a loro vantaggio (per fortuna loro e delle terre alte) in un contesto anticapitalistico, dove è difficile accentrare risorse e guadagni. Si sono potuti permettere di rinunciare (per loro merito ovviamente) e probabilmente di sperare senza certezza di riuscita. Ma questo non può essere lo scotto di tutti coloro che vogliono abitare o riabitare la montagna, delle certezze, o l’apparenza almeno, devono esistere. Motivo per cui non si può sperare in una molteplicità di singole sinergie che ricreino i borghi montani. Sicuramente può essere una percentuale utile e un motore significativo, ma la possibilità va data a tutti, non solo a chi sa e/o può crearsela.
    A tal proposito, e forse non a caso, gli articoli e le riflessioni nel numero di novembre de La Rivista (5) sono chiarificanti e aggiungono tasselli a riguardo. Luca Gibello, nelle ultime righe, ricorda altri esempi positivi di recupero del patrimonio montano, quali Santo Stefano di Sessanio attraverso l’albergo diffuso e Ostana, in Valle Po, che fanno anche da “traino per altre realtà analoghe”. Pamela Lainati, parla di un mondo montano abitato da “superstiti” o “pionieri”, quest’ultimi fautori di idee e prospettive necessarie a rivitalizzarlo, e cita come E. Camanni già 20 anni fa parlava di “cittadini risoluti” che imboccano la strada contraria dei “valligiani disillusi” per rilanciare vecchie attività con idee nuove grazie alla tecnologia che accorcia tempi e distanze. Ancora, il caso di Castel del Giudice, che con quella che loro chiamano “imprenditoria affettiva”, che ha portato a una residenza per anziani o recentemente all’inserimento di 5 famiglie di immigrati e a diversi “ritornati”, grazie alla riapertura di alcuni servizi basilari, e appena invertito il trend demografico. Sempre nello stesso numero le iniziative di Ronco Canavese per tracciature di sentieri, accoglienza di rifugiati e soprattutto la riapertura della scuola, perché come si fa a vivere in un borgo di montagna senza una scuola?

    Ma per rendere tutto ciò fecondo, prodigo e diffuso, bisogna modificare le possibilità societarie, bisogna stilare una strategia quanto più ampia e olistica possibile che sappia poi plasmarsi in ogni luogo montano, accentuando dove un carattere, dove un altro, permettendo la sussistenza di chi, per una vita migliore, più salubre, più serena, o semplicemente perché è affascinato da vette aguzze e prati verdi, voglia vivere in quota, accettando sicuramente qualche compromesso e scomodità.
    Forse ripetiamo alcune cose da decenni, ma nel XXI secolo abbiamo innumerevoli più strumenti e condizioni per applicare le soluzioni.

    La settimana breve, lo smart working, possono essere strumenti per iniziare a dipendere meno dalla città. Posso lavorare per la città, naturale accentramento di servizi, industrie, possibilità lavorative, ma non voglio viverci.

    L’energia e la rete energetica, tipicamente più difficile da accentrare e distribuire in territori dove l’orografia è complessa, le infrastrutture sarebbero onerose e la densità demografica le renderebbe antieconomiche, sono problemi che si possono iniziare ad ovviare con un sistema di rinnovabili diffuso in loco, dal solare, al geotermico all’idroelettrico di piccola taglia, all’eolico, adottando la miglior tecnologia a seconda del posto in cui ci si trovi.

    Le attrezzature strategicamente diffuse: quando il mio paese è a 45 minuti dalla città, ma ce ne è un altro a 20, quello è il luogo dove collocare una dose di presidi scolastici e sanitari, e uffici pubblici, perché le tasse le paga il valligiano e il montanaro, e non si può ragionare solo in termini di convenienza economica perché il servizio va offerto a tutti (questo è il discorso che, a grande scala, rende ingiustamente inefficienti le regioni dall’orografia complessa e dalla scarsa densità di popolazione, che si ritengono un fardello per la gestione dei servizi, ma si dovrebbero solo considerare un caso differente, che necessita di più risorse pro-capite, e che non per questo va disincentivato). Il cittadino avrà anche altri di questi servizi in città, ma chi abiterà nella periferia verso il mio villaggio forse adotterà la mia stessa scelta per non affrontare il traffico e il caos e quei presidi funzioneranno. Servizi collettivi delocalizzati ma in giusta misura.

    La crescita del costo delle materie prime alimentari, in città ovviabile solamente con l’aumento del proprio salario, in contesti naturali si abbatte con una dose di autoproduzione e una dose di recompra sul posto, da chi produce accanto a me, e quindi per quanto non la migliore offerta sul mercato, è pur sempre a km 0 (quindi non subisce un rincaro di trasporto) e io non devo muovermi per comprarla in città, quindi risparmio sul trasporto in tempo e denaro.

    Alcuni lavori del terziario legati alle filiere di istruzione e formazione possono diventare nuove occasioni anche per la produttività montana. Molti mestieri si stanno perdendo ma al contempo l’artigianato viene retribuito di più, in quanto eccezione, quindi può includere percorsi formativi e persone che li adempiono per garantire ulteriori opportunità lavorative. Bisogna svincolarsi dalla società delle prestazioni, in cui un ragazzo per accedere al mondo lavorativo deve conseguire numerosi titoli da altisonanti istituti. Mostrare che vi sono strade alternative alla formazione e quella che noi oggi riteniamo una professione “povera” come il pastore (umile sarebbe più corretto e degno), è un lavoro come gli altri, il valore che ti dà lo percepisci tu, non dipende se la svolgi da dietro alla scrivania o in un prato, supponendo che debba garantirti almeno la sussistenza.

    E poi ovviamente il contributo che già danno le attività turistiche di montagna, che va coltivato e maturato sempre nelle dosi opportune, ma semplicemente perché si tratta di una concentrazione temporanea di persone, che stagionalmente appaiono e costantemente scompaiono, quindi non può rappresentare l’unica soluzione. Motivo per cui destagionalizzare sfruttando le molteplici attività all’aperto dall’estate all’inverno è sicuramente utile, ma ci si rimette ai desideri e alle passioni delle persone. Quanto comunque il turismo alimenta costantemente lavoro per maestri di sci, guide alpine, rifugisti, albergatori, accompagnatori e quant’altro, che spesso si riescono a sostentare lavorando solo quei mesi.

    Le possibilità di lavoro con gli enti parco, con le ricerche scientifiche e la tutela dell’ambiente, gli ambienti espositivi e museali a riguardo.

    Non è tutto in capo alle competenze, alle intenzioni e ai campi d’intervento del CAI, ma tutti possono alimentare queste dinamiche, ed è bene che si tengano presenti.
    Nella foto del “Tavolo 3 – Investire per lo sviluppo dei territori di Montagna”, c’è una ragazza che guarda il Gran Sasso, dopo essersi lasciata alle spalle Rocca Calascio, forse il più frequentato itinerario di media montagna d’Abruzzo, di poco impegno, in cui parti da un borgo (Calascio) semiabbandonato come tanti, passi per poche case praticamente vuote a Novembre (Rocca Calascio), superi una Rocca affascinante e finalmente, con pochi passi dalla città ti affacci alla montagna, quasi desolata ma completamente antropizzata anche solo dalla nostra frequentazione. Ebbene, se cuciamo le possibilità e le opportunità che avvengono da poco più a valle del borgo di Calascio fino alla vetta del Corno Grande, in questo frangente c’è spazio, lavoro, soddisfazione e felicità per molti, non i più, perché è bene anche così. - Sezione: L'Aquila

  • MARISA DALLA CORTE ha detto:

    La montagna ha bisogno di servizi, di presidi, di strade sicure e di persone che amino viverci per quello che offre. Ci siamo allontanati dalla vera essenza della montagna per rincorrere modelli di turismo di elite, e questo lo ha fatto anche il Cai. A volte si propongono escursioni
    finalizzate a raggiungere la performance, la prestazione fisica ad ogni costo, il dislivello migliore della precedente escursione, senza nel frattempo capire ed apprezzare il paesaggio e le terre che si attraversano. E tantomeno le persone che in quei luoghi ci vivono. Voler capire il perchè di certe tradizioni, delle usanze, dei costumi e di tutto cio’ che una comunita’ ha creato fra quelle montagne vivendo in ogni stagione dell’anno. Niente di niente….si calcolano le ore di escursione e le calorie consumate. Ci siamo distaccati dalla vera finalita’ che il CAI dovrebbe richiedere ai suoi soci. La finalita’ delle Commissioni di Tutela di ambiente montano all’interno delle sezioni è questa. Anzi, suggerirei che ogni sezione avesse uno …almeno uno….responsabile e promotore della cultura di montagna. Organizzare gite ed uscite in ambiente limitrofo, di prossimita’, con il fine di promuovere le piccole realta’ culturali (i piccoli musei di cui l’Italia è cosparsa), le attivita’ umane artigianali attuali e del passato, le leggende che hanno sempre un fondo di verita’ storica-etnografica-antropologica-geologica-naturalistica. Raccontare l’uomo di montagna, cio’ che ha realizzato con il duro lavoro,. Salvaguardarne il piu’ possibile quanto ha fatto con le proprie mani, con il sacrificio. Oltre all’alpinismo puro, questo è cio’ che vedo nel Cai del futuro. L’alpinismo puro non è cosa per tutti. L’escursionismo culturale consapevole ed esperienziale…questo si.
    Esorto quindi i Consigli Cai di ogni sezione a dare risalto a questi aspetti non meno importanti dell’obiettivo dei raggiungere alti picchi. A creare o dare piu’ sostegno, anche emotivo, alle Commissioni di tutela dell’ambiente montano in seno alla sezione. Il nostro futuro sono i giovani. A Feltre abbiamo pensato di stimolare i giovani ad esporre le proprie tesi di laurea sui temi del territorio dolomitico. Accompagnamo il sabato pomeriggio gruppi di soci e non, per visitare il territorio, che riserva sorprese incredibili. Dobbiamo tutti darci una scossa…..siamo un popolo ricco di idee. Conosciuti in tutto il mondo per la nostra creativita’ e fantasia, oltre che per la preparazione ed esperienza. E’ giunto il momento per usare, ed usare bene, tutte queste nostre doti. - Sezione: Cai di Feltre - Referente commissione Tutela Ambiente Montano

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